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L’Istat avverte: la crescita si è interrotta

Rallentata già prima dell’estate, l’economia italiana ora è ferma, ed il peggio è che verosimilmente la sua debolezza proseguirà anche in autunno. Le speranze di registrare quest’anno un aumento del prodotto interno lordo dell’1% si assottigliano sempre di più, l’obiettivo cruciale di una riduzione del debito pubblico già quest’anno diventa più a rischio, e si complica non poco anche la manovra di bilancio per il 2017, che il governo dovrà presentare nel giro di un mese e mezzo.

A certificare lo stop dell’economia è l’Istat nella sua nota congiunturale mensile. «L’economia italiana ha interrotto la fase di crescita, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell’offerta dalla caduta produttiva nel settore industriale». La domanda interna sembra aver esaurito la sua debole spinta, gli investimenti sono fermi, come i consumi delle famiglie, mentre nel comparto produttivo si registra una caduta del valore aggiunto. Per di più, peggiora il clima di fiducia sia tra le imprese, sceso sotto quota 100 per la prima volta dal febbraio 2015, che tra i consumatori, dove è diminuita di ben 9 punti da gennaio a oggi. Anche l’occupazione, a luglio, ha segnato una battuta d’arresto dopo quattro mesi di crescita. «L’indicatore anticipatore dell’economia — conclude l’Istat — rimane negativo a luglio suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell’economia italiana».

L’impatto della crescita minore del previsto (il governo contava per quest’anno su un aumento del Pil dell’1%) potrebbe avere conseguenze sia sui conti di quest’anno, che del prossimo. L’obiettivo di invertire la tendenza del rapporto tra il debito e il Pil, che nel 2016 dovrebbe diminuire dal 132,6 al 132,4%, considerato cruciale anche dalla Ue, diventa più difficile da raggiungere, anche se il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ribadito l’impegno nel fine settimana.

Oltre che dal Pil fermo, la riduzione del debito è ostacolata dall’inflazione, finora negativa, e per la quale l’Istat non prevede «recuperi significativi» nei prossimi mesi. Gioca in senso favorevole, invece, la crescita consistente delle entrate fiscali, che potrebbe contribuire a mantenere il deficit sotto controllo. Nei primi sette mesi le entrate tributarie sono salite di quasi 10 miliardi rispetto all’anno scorso. In assoluto l’incremento è stato del 3,8%, cioè di 8,9 miliardi di euro, ma su base omogenea (per le diverse modalità di versamento del canone Rai e delle imposte di bollo) l’aumento sarebbe del 5,1%. Il gettito Irpef è cresciuto di 3,6 miliardi, quello dell’Iva di 4,4 (+7,6%).

Per il 2017 al governo servono circa 25 miliardi per eliminare l’Iva, per le pensioni, gli incentivi all’industria, il piano contro la povertà, gli investimenti, il sostegno all’occupazione. La copertura verrà garantita dalla spending review, da una nuova Voluntary disclosure e dall’aumento del deficit che si fermerà oltre l’1,8% concordato a suo tempo con la Ue.

Mario Sensini

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