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Lista per Unicredit, tre vicepresidenti Sei donne nel board

È ancora aperto il nodo Cariverona per la definizione del nuovo consiglio di Unicredit. La fondazione scaligera, forte del 3,5% che la rende primo azionista italiano dietro gli arabi di Aabar (al 5% circa) e al fondo Usa Blackrock (4,66%), non ha ancora sciolto la riserva sulla sua partecipazione alla lista unitaria dei grandi soci, anche se varie fonti danno molto probabile che alla fine farà parte della lista unitaria da presentare entro il 17 aprile. 
La partita dell’ente presieduto da Paolo Biasi (in scadenza in autunno) si incrocia con l’obbligo per protocollo Acri-Tesoro di ridurre la quota nella banca conferitaria a non più del 33% del patrimonio: per Cariverona significa la vendita di circa l’1% di Unicredit. Attualmente la fondazione esprime il vicepresidente vicario Candido Fois. Per il rinnovo, Verona avrebbe voluto candidare lo stesso Biasi, ma sono venute fuori le incompatibilità fissate dall’Eba per chi ha contenziosi aperti con l’istituto. Lo stesso problema si sarebbe posto con il vicepresidente dell’ente, Giovanni Sala, tanto che non si esclude una riconferma di Fois.
Dalla scelta di Verona discendono gli incastri sui 3-4 amministratori non ancora individuati della lista di 17 consiglieri del nuovo board, ridotto di 2 posti rispetto all’attuale e con una presenza femminile che passerà da 4 a 6. E da Verona dipende anche il numero dei vicepresidenti, oggi 4. Dovrebbero ridursi a 2, ma anche in base alla figura espressa da Verona non è detto che le poltrone non possano diventare 3, una in più accanto a quelle quasi sicuramente riconfermate di Luca Cordero di Montezemolo (Aabar) e di Fabrizio Palenzona (fondazione Crt).
Nel complesso le novità dovrebbero essere poche: scontati il presidente Giuseppe Vita, i due vice e il ceo Federico Ghizzoni (grazie anche ai 2 miliardi di utili del 2014), dovrebbero essere riconfermati Mohamed Ali al Fahim (Aabar), Vincenzo Calandra Buonaura (Carimonte), Helga Jung (Allianz), Alessandro Caltagirone e Luigi Maramotti (soci privati), Lucrezia Reichlin (minoranze). Nonostante il suo 3% Leonardo Del Vecchio sembra non voglia rappresentanza diretta, lasciando dunque disponibile un posto. Le fondazioni minori (Sicilia, Manodori, Trieste, Cassamarca) dovrebbero indicare Paola Vezzani al posto di Marianna Li Calzi. Concludono la compagine i rappresentanti dei territori dove Unicredit opera (Germania, Austria, Polonia) e quello dell’inglese Anthony Wyand.

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