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Lista nera Ue, 90 nel mirino

Novanta paesi non Ue a rischio elusione fiscale sotto la lente di Bruxelles. Il gruppo di lavoro, che sta preparando la lista nera dei paradisi fiscali extra Ue, ha infatti inviato, nei giorni scorsi, 90 lettere ad altrettante giurisdizioni extra Ue risultate non conformi agli standard messi a punto sotto il punto di vista fiscale.

I lavori del gruppo all’interno dell’Ecofin, gruppo codice di condotta-tassazione delle imprese, al cui capo è stata nominata nei giorni scorsi Fabrizia Lapecorella, direttore del dipartimento delle finanze italiano, sono entrati nel vivo. Dopo lo screening e l’analisi di oltre 231 stati, sono emersi dei profili di incongruenza con le normative Ue per oltre 90 giurisdizioni. Il team che sta lavorando alla preparazione della lista ha dunque deciso di far recapitare a questi soggetti una missiva per avviare un dialogo preventivo con l’obiettivo di evitare l’inserimento nella lista.

Una sorta di cartellino giallo dando, in questo modo, la possibilità a queste giurisdizioni di poter mettersi in regola e diventare compliant con le richieste Ue. Solo, infatti, qualora il paese individuato rifiuti di collaborare e soddisfare i criteri, sarà posto nella cosiddetta lista nera. L’obiettivo primario del lavoro europeo è quello di incentivare il miglioramento della normativa fiscale, e non avere un intento punitivo.

L’Ue si è data tempo fino alla fine del 2017 per ultimare i lavori di compilazione della lista. Lo scorso novembre (si veda ItaliaOggi del 9/11/2016) sono stati resi noti i criteri di esame delle normative dei Paesi non Ue. Al primo posto l’esistenza di norme sull’effettivo scambio di informazioni, seguito dall’assenza di regimi fiscali dannosi e dalla puntuale implementazione delle raccomandazioni Beps (maxi piano contro l’elusione predisposto dall’Ocse).

Da novembre, dunque, il gruppo di lavoro si è proposto di fissare le modalità pratiche del processo di screening. Una volta concluso è stato preparato il modello per una lettera da inviare alle giurisdizioni per essere sottoposti allo screening; successivamente si dovrà definire l’ambito di applicazione dello screening giurisdizioni sulla tassazione equa. In buona sostanza, sarà esaminato se il paese sotto la lente Ue faciliti strutture off shore o accordi finalizzati ad attrarre i profitti che non rispecchiano l’attività economica reale nella giurisdizione.

La prima conseguenza della nuova lista dei paesi terzi Ue sarà quello di far ordine nella selva di liste o di misure coercitive che gli stati membri Ue prevedono e applicano nei confronti di altri stati terzi considerati fiscalmente sleali.

Il dialogo avviato con l’invio dell’alert comunitario durerà dieci mesi. Al termine di questo periodo si confronteranno i risultati di adeguamento ottenuti e si stilerà una lista. In questo modo si creerà un solo centro informativo di paesi considerati tax heaven. Una lista condivisa dagli altri stati membri Ue che ponga ordine alle molte white e black list fiscali all’interno dell’Unione.

La costruzione della lista unica dei paradisi fiscali ha l’obiettivo di una strategia coordinata e rafforzata dell’Europa per evitare pianificazioni fiscali aggressive e abusi sui disallineamenti tra i diversi sistemi nazionali. Al momento però non è ancora chiaro il quadro comune delle contromisure prese dall’Ue nel momento in cui un paese terzo dovesse finire nella lista. Le eventuali sanzioni avranno lo scopo di incentivare la compliance degli irriducibili per essere messi fuori dalla lista.

Cristina Bartelli

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