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Lista grigia dei paradisi fiscali Ue scarna

Bahamas, Bermuda, Guernsey, Hong Kong, Isole Cayman, Isola di Man, Isole Vergini Britanniche, Jersey e Panama fuori dalla lista grigia dei paradisi fiscali dell’Ue. Il 12 marzo marzo, durante l’Ecofin, sarà annunciata la lista delle nuove giurisdizioni considerate fiscalmente non amiche, e secondo le anticipazioni fornite dalla ong Oxfam, che da qualche anno segue i trend legati all’evasione fiscale, non saranno inclusi i nove paesi sopra citati, dato che risultano essere fiscalmente compliant, secondo gli standard dell’Ue.

Molti paesi che dunque saranno dichiarati fiscalmente cooperativi, sottolinea l’ultimo rapporto pubblicato da Oxfam «Off the Hook», nella realtà hanno dato vita a manovre fiscali studiate ad hoc per dribblare le regole dell’Ue. Hong Kong, per esempio, non finirà nella lista nera dei paradisi fiscali dato che ha armonizzato il suo sistema di incentivi, senza discriminazioni per soggetti residenti e non. Mossa attuata perché il Gruppo del codice di condotta considera «regimi fiscali dannosi» solo quelli che vanno a favorire un gruppo di imprese a scapito di altre (tipicamente nazionali). Ma non fisce qua, perché Svizzera e Usa non saranno inserite, neanche quest’anno, nella lista nera dei paradisi fiscali dell’Ue grazie alle innumerevoli pressioni politiche messe in atto dai governi. La nuova lista nera dell’Ue parte secondo Oxfam, depotenziata anche questa volta, nonostante i recenti scandali fiscali e le continue indagini aperte dalla stessa Commissione Ue. Oxfam ricorda inoltre come nel solo 2015 le multinazionali hanno trasferito verso paradisi fiscali societari un ammontare di redditi d’impresa pari a 600 miliardi di dollari (526 miliardi di euro). Si stima inoltre che l’elusione fiscale societaria sia costata a Francia, Germania, Italia e Spagna circa 35 miliardi di euro nel 2015. Per l’Italia – si legge nel report – l’ammanco fiscale si attesta intorno a 6,5 miliardi di euro.

Giorgia Pacione Di Bello

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