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Lista d’attesa lunga per la Cigs

Da quattro mesi a un anno. Tanto aspettano le aziende per avere il via libera alle richieste di cassa integrazione straodinaria. Il boom di domande che rallenta i tempi per l’esame da parte degli uffici del ministero del Lavoro sta creando difficoltà alle imprese, che in sei casi su dieci anticipano l’indennità ai lavoratori. 

Da quattro mesi a un anno. Tanto passa da quando l?impresa chiede la cassa integrazione straordinaria o i contratti di solidarietà al decreto di autorizzazione del ministero del Lavoro. La legge, invece, prevede ritmi molto più snelli:?30 giorni dalla domanda, che salgono a 60 in caso di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione per i periodi successivi ai primi 12 mesi (90 giorni per le imprese con oltre mille addetti). Il via libera non ostacola la partenza degli ammortizzatori sociali, ma crea disagi all?azienda nel caso in cui questa decida di anticipare l?indennità Inps ai propri dipendenti, o a questi ultimi che devono aspettare molti mesi per il pagamento se il datore di lavoro non è in grado di anticiparlo. Basta spulciare tra le autorizzazioni della settimana dal 16 al 23 novembre per riscontrare che il datore anticipa il sussidio in poco più della metà dei casi (circa il 60%). Senza contare il danno economico se il nulla osta non arriva.
Dall?esame dei decreti di autorizzazione delle ultime settimane, poi, emerge che in alcuni casi i tempi di via libera si sono leggermente allungati rispetto all?anno scorso, soprattutto sulle casse per ristrutturazione. E non mancano esempi eclatanti: 8, 9, fino a toccare i dodici mesi. «In media – precisano dal ministero del Lavoro – i provvedimenti sono emanati nel giro di sei mesi dalla richiesta e rispetto al 2013 non ci sono variazioni sostanziali. Dal 2008 invece si registra un aumento esponenziale dei provvedimenti, passati da poco più di mille a oltre 8mila l?anno». La crisi, insomma, ha moltiplicato le pratiche che vengono esaminate da uno staff che è sostanzialmente lo stesso.
E non ci sono segnali di inversione di rotta. Nei primi 10 mesi del 2014 le ore di Cigs autorizzate sono aumentate del 28% e rappresentano quasi il 60% di tutta la Cig (compresa l?ordinaria e la deroga) e l?equivalente di oltre 310mila lavoratori a zero ore. Sul territorio le situazioni più critiche sono in Lombardia (128 milioni di ore autorizzate, +30% sul 2013), Piemonte (71 milioni di ore, +57%), Lazio (+56%) e Veneto(+18%). L?incremento, secondo il report del centro studi Datalavoro sull?archivio Inps, è pressoché generalizzato in tutti i settori: nell?immobiliare la Cigs è più che raddoppiata, nel turismo ha registrato un +65%, nei trasporti +52 per cento.
Gli uffici del ministero del Lavoro sono così sommersi di pratiche e smaltire l?arretrato diventa difficile. «In alcuni casi – evidenziano da Confindustria Vicenza – è previsto l?intervento degli Ispettori del lavoro e spesso si allungano i tempi». In più, come registrano da Confindustria Livorno, «ai 7-8 mesi che ormai bisogna attendere per il nulla osta si devono sommare i tempi dell?Inps locale per l?ok al conguaglio degli importi anticipati dalle aziende».
Come invertire la rotta??L?ennesimo tentativo di restyling degli ammortizzatori è contenuto nel Jobs act, all?esame del Senato per il via libera definitivo. Spetterà a uno dei 5 decreti delegati centrare l?obiettivo di semplificare l?iter burocratico incentivando strumenti telematici e digitali. Saranno poi esclusi dalla Cigs i casi di cessazione definitiva, ma si punta anche ad allargare il raggio dei contratti di solidarietà (che sono oltre un terzo del totale dei decreti e in crescita del 55 per cento).
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