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Lisbona affonda le Borse trema la prima banca Fmi: “Ma il sistema regge” Piazza Affari, meno 1,9%

Soffiano venti gelidi sui mercati finanziari, pieni di tensione, di nervosismo, pronti a cambiar marcia repentinamente nel corso della stessa seduta nel mentre in Italia il termometro della febbre, lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco, è tornato a crescere come non faceva da tempo, toccando quota 175 punti. Il che si salda, in tutta Europa, con una inaspettata quanto preoccupante nuova frenata del ciclo economico.

Ieri il copione negativo sulle Borse si è ripetuto, ma con maggiore violenza, con cali in media dell’1,5-2% (Londra a parte) e un’apertura altrettanto plumbea di Wall Street (poi in parte rientrata). Il fattore scatenante è stato il Banco Espirito Santo. Una banca importante – importantissima per il Portogallo – e tra le istituzioni creditizie destinate a passare sotto la sorveglianza della Bce: i rumors vanno avanti da tempo (dal 20 maggio per la precisione, quando per la prima volta furono messi in evidenza possibili irregolarità contabili nella catena di controllo, in parte in Lussemburgo) ma ieri il caso è esploso, con un tonfo in Borsa del 17% e poi la sospensione del titolo al listino, che ha congelato le perdite, ma non ha per il momento fatto chiarezza. Nemmeno sui timori per il mancato pagamento di un bond emesso dal gruppo e che ha portato anche Banco Espirito Santo Financial Group (che ha il 25% della banca) alla sospensione in Borsa. Abbastanza per far temere un’altra stagione di forte instabilità dei mercati e di crac a catena, con effetti contagiosi sul sistema?
Ieri intanto la reazione è stata nervosa: si è mossa – malamente – la Borsa di Lisbona, che ha ceduto il 3,67%. Milano minacciava di fare altrettanto ad un certo punto della giornata ma poi ha chiuso a meno 1,9% e Madrid ha sfiorato il – 2%. La periferia finanziaria dell’Europa va male ma anche i big arrancano: Francoforte meno 1,52%, Parigi meno 1,34%. Quasi ovunque è una pena per le banche; in Italia ci sono stati i ribassi più forti (Mps – 4,29, Bpm – 3,25%, Banco Popolare -2,87%) però anche in giro per l’Europa non va gran che bene: il Credit Agricole (che ha un po’ più del 14% del Banco portoghese) ha ceduto il 2,06%, Deutsche bank il 2% e Commerz altrettanto, tanto per fare qualche esempio. Difficile pensare che sarebbe potuta andare diversamente, visto che lo stesso Fondo monetario in una nota ha sottolineato che il sistema bancario portoghese «è stato in grado di resistere alla crisi senza significative turbolenze, aiutato dal sostanziale supporto di capitali pubblici e misure straordinarie della banca centrale europea. Tuttavia, come la Banca del Portogallo ammette, restano sacche di vulnerabilità, che giustificano in alcuni casi misure correttive e in altri casi una supervisione invasiva », pur aggiungendo che non intende commentare casi specifici.
Altrettanto preoccupante è la mancata crescita; in Italia e in Europa. Ieri è arrivata la gelata certificata dall’Istat: – 1,2% la produzione industriale in maggio rispetto al mese precedente, -1,8% rispetto ad un anno fa. Un risultato talmente brutto che porta indietro le lancette al novembre 2012 , e che si salda al dato altrettanto brutto della Francia, dove la produzione industriale è diminuita dell’1,7% mentre gli analisti si aspettavano un dato piccolo ma positivo (una crescita dello 0,1%). Qualche giorno fa c’era stata la conferma, anch’essa negativa, da parte della Germania: l’Europa continua a non ripartire, l’inversione del ciclo stenta a diventare visibile.
Per questo i segnali di nervosismo sui settori finanziari si moltiplicano, che si è visto dal ritiro della quotazione di Rottapharm. In questo momento, controcorrente pare andare solo il cosiddetto mercato primario dei titoli di Stato: l’asta dei Bot ieri ha segnato un nuovo minimo, per oggi gli operatori sono molto sereni rispetto all’offerta di Btp a medio- lungo termine. La stessa Grecia ieri ha collocato bond a tre anni con un rendimento del 3,5% rastrellando 1,5 miliardi di euro; un po’ meno del previsto per la crisi scoppiata in Portogallo, ma pur sempre un buon risultato, come ha sottolineato anche l’Fmi. Ma lo spread greco è salito di 22 punti base, e quello portoghese di 24, mentre quello spagnolo è ora a 161 punti (+9 punti base, quanto è salito quello italiano).
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