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L’Irap salva lo studio associato

Lo studio associato non paga necessariamente l’Irap. Infatti sono esenti dal tributo gli studi che non hanno dipendenti e grosse spese perché non sussiste, in questi casi, l’autonoma organizzazione.

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 22506 del 10 dicembre 2012, ha respinto il ricorso dell’amministrazione finanziaria.

Confermando il verdetto della Commissione tributaria regionale di Palermo, la sesta sezione civile – T, ha bocciato l’unico motivo di ricorso presentato al Palazzaccio dal fisco.

Con una motivazione laconica ma già destinata alla massimazione ufficiale, come indicato nel frontespizio del documento, i giudici con l’Ermellino hanno ritenuto infondato il motivo dell’Agenzia delle entrate. Infatti, si legge nell’unico passaggio dell’ordinanza, «la presuntione hominis secondo cui la sussistenza di uno studio associato costituisce indizio della esistenza di una stabile organizzazione ai fini Irap costituisce, appunto, una presunzione che può essere superata con adeguata motivazione; così come accaduto nel caso di specie in cui il giudice di merito ha evidenziato la assenza di personale dipendente e la esiguità delle spese per beni strumentali».

Sulla questione Irap, come sempre, la giurisprudenza è tutt’altro che uniforme. Infatti, l’anno scorso – sentenza n. 11933 – un altro Collegio della Cassazione ha stabilito che lo studio associato non sfugge al pagamento del tributo neppure in caso di compensi modesti in favore dei collaboratori. Il caso riguardava un grosso studio che, in alcune annualità aveva dichiarato compensi modesti per i collaboratori e in altre compensi inesistenti. Per questo aveva chiesto il rimborso dell’imposta. L’ufficio non aveva risposto. A questo punto i professionisti avevano fatto ricorso alla Ctp di Genova che aveva accolto i motivi presentati dalla difesa. La Ctr Ligure aveva confermato la decisione. Poi le cose sono andate diversamente in Cassazione. La sezione tributaria ha infatti accolto il ricorso del fisco motivando che «nessun dato concreto viene offerto per dare contezza dell’affermazione secondo cui sarebbero cui i costi per collaboratori inesistenti in alcuni esercizi e modesti in altri».

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