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L’Irap dei piccoli trova altre esenzioni

L’Irap dei piccoli trova nuove esenzioni. Pezzo dopo pezzo, le sentenze di merito e di legittimità aggiungono altri profili di imprenditori, professionisti e artisti non obbligati a versare l’imposta regionale sulle attività produttive. È necessario parlare di profili e non di categorie perché l’obbligo di pagare deve essere valutato in base alle caratteristiche che contraddistinguono l’attività svolta dal lavoratore autonomo.
Così, le pronunce di Cassazione degli ultimi sei mesi hanno, di fatto, sancito l’esonero dal versamento per l’avvocato che collabora da esterno con uno studio di altri professionisti (sentenza 5396/2012 e ordinanza 15805/2011). In questo caso, non è ravvisabile nessuno degli elementi chiave dell’autonoma organizzazione: il concetto intorno al quale ruota la possibilità di sfuggire al tributo. Un concetto che si declina lungo tre direttrici: la responsabilità di una struttura organizzativa, avere dipendenti o collaboratori fissi o adoperare beni strumentali oltre il minimo necessario. Quando c’è uno di questi elementi non si può sfuggire al l’Irap. Il problema è che le situazioni, nella realtà, non sono mai così nette ma presentano tantissime sfumature.
Molto spesso è molto complicato quantificare i beni strumentali utilizzati. Ad esempio, le apparecchiature sofisticate impiegate da un otorinolaringoiatra configurano l’autonoma organizzazione (ordinanza 5320/2012). Il consulente finanziario che, invece, svolge la sua attività semplicemente con l’autovettura per spostarsi e il telefono mobile per stabilire contatti con i clienti – e, tra l’altro, solo sporadicamente si è avvalso del l’assistenza di qualche aiutante – non può essere chiamato a versare l’Irap (ordinanza 1941/2012). Anche il consulente informatico presenta tratti simili qualora l’attività sia stata configurata come professionale che come imprenditoriale. A tal proposito, occorre ricordare la “svolta” impressa dalla Cassazione con le pronunce 21122, 21123 e 21124 del 2010 che hanno riconosciuto l’esenzione anche a coltivatori diretti, artigiani, piccoli commercianti e, più in generale, per le mini imprese che esercitano l’attività prevalentemente con il proprio lavoro.
Anche gli artisti devono fare attenzione alle variabili dei mezzi strumentali adoperati e ai compensi erogati a terzi (desumibili dal quadro RE di Unico) per assistenza o consulenza contrattuale: un elevato valore può anche essere ritenuto l’indicatore di una “struttura” che consente al diretto interessato un «surplus di reddito impersonale» (così la sentenza 61/1/12 della Ctr Campania).
Un discorso a parte meritano i medici convenzionati con il servizio sanitario nazionale. Il professionista che ha uno studio dotato dell’attrezzatura prevista dall’accordo nazionale collettivo (si tratta, in questo caso, del minimo necessario) non si trova nelle condizioni per versare il tributo: il riconoscimento è arrivato da diverse pronunce (tra le altre la 10271/2011 e la 8826/2009) ed è stato recepito anche dall’Agenzia con la circolare 28/E/2010 (l’ultimo documento di prassi sugli esoneri che, anche alla luce dei nuovi casi, richiederebbe un aggiornamento). La situazione cambia, però, se il medico convenzionato ha dipendenti o una segretaria (si veda anche l’articolo a lato) perché i requisiti per l’esonero vengono meno e si configura un’autonoma organizzazione.
Non è, però, rilevante il fatto che un dottore commercialista che ricopre solo incarichi di sindaco in varie società abbia avuto per un certo periodo di tempo una segretaria e successivamente un praticante. Tanto più che «non sono soggetti a Irap – come ha ricordato la sentenza 27983/2011 della Cassazione – i redditi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società».

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