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L’ira di Monti contro Vienna: basta allarmi su un partner

BRUXELLES — Anche l’Italia potrebbe chiedere aiuto all’eurozona, come la Spagna: lo dice il ministro austriaco dell’Economia, Maria Fekter. No, «nessun segnale indica che l’Italia possa chiedere un salvataggio, io non ne vedo»: lo dice ancora, poche ore dopo, il ministro austriaco dell’Economia, Maria Fekter. I cieli d’Europa si coprono così di nuova foschia, e con i falchi compaiono forse anche i gufi. Oltre all’auto smentita, la signora Fekter colleziona subito una grandinata di «altolà». Il primo e più algido arriva da Roma, scandito dal premier Mario Monti: «Siccome considero del tutto inappropriato che un ministro delle Finanze di uno Stato membro commenti, e commenti in questo modo, la situazione di un altro Stato membro, mi astengo dal commentare a mia volta le dichiarazioni di questo ministro». Rincara la dose il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli: «Le speculazioni non so come commentarle… La situazione resta difficilissima in Italia e in Europa», ma l’Italia ha anche «tanti punti di forza per poter costruire ancora un modello vincente» nella Ue. Conferma l’agenzia di rating Fitch: la situazione italiana è ben diversa da quella spagnola. Alla signora Fekter giunge poi la smentita «casalinga», e alquanto imbarazzata, dello stesso cancelliere austriaco Werner Faymann: «Non siamo nella situazione in cui, il giorno dopo gli aiuti per la Spagna, l’Italia sia costretta a bussare alla stessa porta». E infine, smentisce anche la Commissione europea: «C’erano squilibri molto seri, ma l’Italia sta facendo le riforme economiche per affrontarli e sta mettendo a posto i propri conti pubblici». C’è anche, però, chi critica la Ue: per il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha agito con ritardo sul dramma spagnolo, e il suo è un comportamento «da indignarsi».
Potrebbe finire qui, la giornata di buriana: segnata anche dalla stangata dell’agenzia Fitch che ha declassato 18 banche spagnole. Ma intanto la Borsa di Milano deve registrare di nuovo la peggiore chiusura in Europa (-0,7%), mentre lo spread — il divario di rendimento fra i titoli di Stato italiani decennali e gli omologhi Bund tedeschi — è a quota 475 punti base, dopo aver toccato però la vetta 490.
Quanto abbiano contribuito a tutto ciò quelle elucubrazioni di Maria Fekter, già nota per le sue gaffe internazionali, è difficile dirlo: ieri hanno fatto la loro parte anche il «New York Times», che ha presentato l’Italia come la possibile, «prossima vittima della crisi», e Lars Feld, un consigliere del governo tedesco che gli ha fatto eco. Quasi un assedio a Roma. Ma quelle del ministro austriaco sono state le parole più cupe. La sua tesi in prima battuta era che «dati gli elevati rendimenti che l’Italia deve già pagare per rifinanziarsi sui mercati, potrebbe richiedere aiuti sui pagamenti». Poi ha aggiunto che «l’Italia può finanziarsi sui mercati anche a tassi molto alti».
Al di là delle smentite immediate, da Palazzo Chigi è partito anche un altro messaggio diretto però a tutta la Ue. Lo ha lanciato Monti, dopo un incontro con il premier sloveno Janez Jansa: «L’Ue sta dimostrando, sia pure non sempre con la velocità che vorremmo la caratterizzasse, una buona capacità di attrezzarsi per gestire le crisi, ma occorre anche che rafforzi il suo impegno nelle politiche della crescita, che non deve essere a scapito della disciplina del bilancio pubblico». La richiesta è quella di «rafforzare la governance economica europea», con un occhio all’orologio di Roma e Bruxelles, al tempo che vola. Risponde Angela Merkel da Berlino, come sempre enigmatica (o forse chiarissima): sarebbe «catastrofico» interrompere il percorso di risanamento dei bilanci nazionali.

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