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Liquidità e regole certe le priorità per poter ripartire

Risorse alle imprese in tempi rapidi. E un quadro di indicazioni chiare per avviare la Fase 2. In sintesi, certezze.«Quello che a noi imprenditori è mancato finora – spiega il numero uno dell’Associazione Industriale Bresciana Giuseppe Pasini – perché in questa situazione drammatica le imprese si sono sentite orfane, lasciate in gran parte prive di direzione e indicazioni. Di fatto siamo stati lasciati in balia degli eventi e devo dire che da questo punto di vista le carenze vi sono state sia su base nazionale che regionale. Ecco perché ora mi aspetto molto dalla Task Force guidata da Colao». Riprendere l’attività è certo una priorità, anche se rispetto alla scorsa settimana il quadro delle aperture a Brescia è meno desolante, con quasi il 50% delle imprese ad aver riacceso almeno in parte i motori. «Da un lato perché serviva tempo per mettere in pista tutte le precauzioni e le modalità organizzative necessarie ad affrontare il virus – aggiunge Pasini – ; dall’altro perché alcuni clienti appartenenti a codici Ateco ammessi a lavorare hanno iniziato a reclamare merce dopo aver esaurito le scorte, rendendo possibili nuove produzioni. Capita anche a me con Feralpi: vi sono cantieri aperti che reclamano il mio acciaio e con queste indicazioni siamo riusciti ad avviare almeno il 25% dell’attività. Mentre la mia azienda in Germania, 700 addetti, non ha mai smesso di produrre un solo giorno».

Ripresa a pieno regime considerata necessaria anche per questo, per rispondere alle richieste di un mercato internazionale ferito ma non abbattuto, con clienti esteri che reclamano componenti e prodotti, minacciando anche l’attivazione di pesanti penali. Non un fatto marginale per una provincia che esporta in media il 60% della propria produzione.

«Spero che la Task Force consideri anche questo aspetto – aggiunge – perché una parte rilevante dell’Europa continua a lavorare e il rischio per le nostre aziende di vedersi sostituite da altre nella filiera di fornitura è concreto e reale: qui non si tratta solo di perdere una commessa una tantum, piuttosto di vedere svanire il cliente per sempre».

Un riavvio progressivo prima dell’inizio di maggio è certamente auspicato, anche se al primo posto, nella scala delle priorità, ci sono più i modi che non i tempi.

«Se si può ripartire prima tanto meglio – chiarisce Pasini – ma quello che mi aspetto ora è soprattutto una cornice di regole chiare e pragmatiche che consentano di lavorare nella massima sicurezza senza avere dubbi di sorta. Guardando non solo a quello che accade dentro le fabbriche ma anche a ciò che si sviluppa al di fuori di queste . Penso alla mobilità delle persone: come si andrà a lavorare? Perché io in azienda posso anche prevedere distanze, turni diversi, mascherine e guanti. Ma se poi per ogni macchina che arriva in sede vi sono quattro persone o se si continuano a prendere metropolitana e mezzi pubblici esattamente come prima, credo che ogni sforzo di distanziamento e sicurezza verrebbe vanificato».

Il raggiungimento della massima protezione in azienda è l’obiettivo del protocollo appena siglato da Aib e dai sindacati locali di Brescia, documento che da un lato detta regole stringenti per i singoli comportamenti in azienda, dall’altro avvia una sperimentazione che prevede test immunologici, tamponi e monitoraggio della salute e dei contatti dei lavoratori.

«Purtroppo per poter parlare di normalità credo si dovrà attendere un vaccino, dunque tempi non immediati. Ecco perché mi pare necessario alzare lo sguardo e capire come poter convivere con il virus, tenendo insieme sicurezza e produzione. Lo spirito dell’accordo è proprio questo, stabilire regole per l’oggi e raccogliere dati per il domani. E va dato atto al nostro sindacato di aver adottato un approccio positivo e costruttivo: ora c’è il clima giusto per ripartire tutti insieme, con buon senso».

Ripresa che tuttavia necessita anche di un carburante diverso, liquidità in primis. Tema che rappresenta oggi la maggiore preoccupazione per le imprese. «Un mio collega francese ha ottenuto il denaro dalla banca un mese dopo il varo del decreto da parte del Governo. Tempo non rapidissimo ma comunque ragionevole. E in Italia? Già oggi vediamo molti insoluti, ci sono aziende che non riescono a pagare i fornitori. Urgenza che si confronta con la burocrazia della Sace, così come con i tempi delle banche. Io non posso certo lamentarmi delle risorse messe in campo in termini di garanzie, perché parliamo di 400 miliardi. Il nodo non è nel quanto ma nel quando: questi soldi, soprattutto rispetto alle Pmi, devono poter arrivare subito».

Se il 2020, pur con uno storico di nemmeno un quadrimestre, è ormai già pesantemente compromesso, le speranze sono tutte rivolte all’anno prossimo, che per l’Italia potrebbe diventare quello della riscossa. A patto che il Paese sappia reagire mettendo in campo ogni energia, e che l’Europa sappia essere all’altezza del momento storico attraversato.

«Le “scuse” all’Italia di Ursula Von der Leyen mi fanno pensare che le posizioni dure del nostro Governo nei confronti di Bruxelles abbiano sortito qualche effetto. Alle parole però devono seguire i fatti, questa è l’ora delle verità, il momento in cui l’Europa mette in gioco tutta la propria credibilità. I vincoli che si stabiliscono nei tempi normali non possono valere anche ora, in quello che è un vero percorso di guerra. Se esiste un’Europa, se sono ancora validi i principi alla base della sua creazione, allora non bisogna lasciare indietro nessuno».

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