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Liquidità, nuove garanzie. Più tempo per i fallimenti

Una stima arriva da Cerved, società che valuta la solvibilità e il merito di credito delle aziende. «Nei prossimi mesi — dice l’amministratore delegato Andrea Mignanelli — il tasso dei fallimenti delle imprese italiane raddoppierà, passando da 4-5% a un 10%». Proprio per cercare di rallentare questo aumento, uno dei tanti effetti collaterali della pandemia, il governo sta studiando un intervento per modificare la procedura che oggi porta alla chiusura definitiva di un’impresa.

Perché è in arrivo un nuovo intervento a sostegno della liquidità delle aziende. Ci potrebbe essere un altro rinvio delle scadenze fiscali, specie per quelle attività costrette a chiudere per un periodo più o meno lungo. Ma tutto questo potrebbe non bastare, vista la durata della pandemia e dei suoi effetti su chi fa impresa. Da qui l’idea di dilatare un pezzo della procedura che può portare al fallimento. In particolare il tempo a disposizione per la predisposizione dei piani di concordato o di rilancio. Bloccare il fallimento è operazione impossibile, anche perché si finirebbe per danneggiare i creditori, che magari a loro volta rischierebbero di fallire, innescando un pericoloso meccanismo a catena. Ma dare più tempo a chi naviga in cattive acque, per provare a limitare i danni o invertire la rotta, può essere un modo per aiutare tutti.

A parlare della questione è stata due giorni fa il viceministro dell’Economia Laura Castelli: «Stiamo facendo un pacchetto di norme per dare alle imprese più tempo per riorganizzarsi, fare piani di risanamento e concordati con più tempo». L’esponente del Movimento 5 Stelle ne ha spiegato così la ragione: «Non bastano norme che danno solo liquidità, ma bisogna anche dare più tempo o rischiamo di disperdere risorse più importanti». Resta da capire dove sarà inserito questo intervento. Nei prossimi giorni potrebbe arrivare un nuovo decreto legge sui ristori, il terzo, specie se dovesse arrivare una ennesima stretta sulle chiusure di ristoranti e attività varie in tutto il territorio nazionale. In quel caso il pacchetto già definito «salva imprese» potrebbe trovare posto in quel provvedimento.

Ieri ad aprire un nuovo fronte sulle politiche necessarie per affrontare la crisi è stato il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano: «Non fa parte dell’accordo di governo — ha sottolineato — ma io sono convinto e ne faccio un elemento di battaglia politica che nel nostro Paese sia giunto il momento di reintrodurre una forma di tassazione, come per esempio sulle successioni, che non è una riforma socialista, ed essendo socialista non ho difficoltà a dirlo, ma una riforma liberale». Il dibattito è aperto.

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