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Liquidità, manleva sulle responsabilità delle banche

In questi giorni tutti i principali istituti di credito hanno reagito in modo rapido e deciso alla crisi, intraprendendo in autonomia iniziative di sostegno immediato, che vanno dalle moratorie alle erogazioni di nuova finanza, indipendentemente da quanto già previsto sia nell’addendum all’accordo sul credito 2019 sia nel decreto Cura Italia.

La mancanza di fatturato comporterà meno portafoglio da anticipare e notevolissimi insoluti, rendendo molto probabile che dai primi giorni di aprile si evidenzino andamenti di centrale rischi già compromessi: la maggior parte delle imprese presenterà insoluti a doppia cifra, sconfinamenti e scaduto; tutte circostanze in grado di incidere pesantemente sul merito creditizio dell’impresa, evidentemente prognostiche di difficoltà finanziarie.

Tre sono i rischi che ciascuna banca deve comunque affrontare in sede di delibera, i medesimi di sempre: il rischio di credito, quello di revocatoria e quello penale.

Circa il rischio di credito, esso può essere in larga parte mitigato attraverso l’introduzione di garanzie, siano esse di emanazione dello Stato, del Fondo centrale di garanzia, della Cdp, piuttosto che di costoro quali controgaranti di terze istituzioni.

Altrettanto probabilmente interverranno modifiche nella normativa bancaria in grado di impattare sugli accantonamenti, nonostante eventuali alterazioni dei parametri andamentali dell’impresa.

Occorre, tuttavia, uno sforzo ulteriore da parte del governo: intervenire sui profili concorsuali e penali delle delibere creditizie; già dal mese di aprile, infatti, esse saranno adottate sulla base di dati andamentali compromessi, in presenza di rilevanti cali di fatturato, stop alle attività produttive eccetera.

Tra le imprese – speriamo tante – che nei prossimi mesi si vedranno erogare nuova finanza, una parte – speriamo piccola – non ce la farà, e successivamente fallirà.

Il rischio di revocatoria fallimentare aleggerà su tutti gli utilizzi di linee di credito e insieme a esso vi sarà altrettanto chiaro il tema della responsabilità penale per bancarotta e dell’eventuale concorso nel ricorso abusivo del credito, solo per fare degli esempi.

È dunque necessario che il legislatore – in via preventiva e non con una decretazione retroattiva che lascerebbe nel frattempo gli intermediari nell’incertezza –intervenga disponendo l’irrilevanza delle fattispecie di cui sopra per le delibere (specie di finanziamento) adottate dopo la decretazione dell’urgenza.

Questo favor dovrà intervenire in automatico, senza dover ricorrere ad attestazioni, depositi in bianco o altri strumenti concorsuali che devono essere riservati alle sole aziende, poche, che realmente si trovavano già in condizione di restructuring prima della crisi.

Serve quindi intervenire, senza guardare al Codice della crisi di impresa, agendo con un provvedimento ad hoc, temporaneo, che consenta alle banche di operare senza che, in futuro, esse possano essere ritenute responsabili per aver svolto un ruolo di cinghia di trasmissione della liquidità nel sistema, da tutti oggi invocato a gran voce, ma senza un paracadute di tutela per loro.

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