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Liquidità, 100mila domande ma le erogazioni restano al palo

Due le conferme nella seconda giornata di operatività delle misure del decreto liquidità. La prima certezza è che la macchina operativa delle banche inizia a girare a pieni giri, con il numero delle domande dei prestiti al di sotto dei 25mila euro che sale progressivamente, in maniera fluida e raddoppia in due giorni, tendenza confermata anche dal Fondo di Garanzia delle Pmi (sarebbero circa un migliaio, secondo le prime indicazioni, le domande ricevute). La seconda conferma è, però, nei tempi relativi alle erogazioni. Le richieste sono teoricamente evadibili nell’arco di poche ore e alcuni accrediti si registrano già. Ma si tratta di poche unità. Per sbloccare anche il secondo step bisognerà aspettare ancora un giorno o due, almeno. Solo nel fine settimana si potrà tracciare un bilancio completo. Ieri il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha rintuzzato la polemica sulle lungaggini degli adempimenti, ma sul tema è intervenuto anche il sindacato, con Uilca e Fabi che hanno criticato l’eccessiva burocrazia.

Pratiche in aumento

La fame di liquidità dei professionisti e dei piccoli imprenditori italiani è tanta. Lo confermano i numeri della giornata di ieri relativi alla possibilità di ottenere prestiti fino a 25mila euro, con garanzia statale, a tassi al di sotto del 2% massimo (ma le proposte delle banche prevedono condizioni anche più vantaggiose a seconda delle scadenze). In attesa del decollo vero e proprio (atteso per oggi, dopo che la circolare Abi ha dato via libera nelle ultime ore all’invio massivo delle domande), tutti gli istituti hanno registrato una progressione delle domande di erogazione, nel secondo giorno di reale operatività dello strumento. A partire da Intesa Sanpaolo che, dopo avere registrato un download di oltre 70mila domande lunedì (140mila ieri), ieri ha tradotto parte di questa documentazione in 39mila domande processate considerando anche le 1.300 del giorno precedente. «La procedura è facile – ha spiegato Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei territori del gruppo, in un’intervista a Radio24-. Si va sul sito, si scaricano due moduli, si firmano e si mandano in posta elettronica». L’istituto ha già iniziato a erogare, anche se si tratta ancora di episodi. A questo proposito Barrese ha ribadito che «in 72 ore» l’istituto riuscirà a erogare la somma. Primi finanziamenti, ieri, anche per Unicredit (il primo beneficiario in assoluto è un’azienda del modenese che commercializza aceto balsamico), e per Banco Bpm, che ha visto la massa di domande salire a 16.500 unità, numero raddoppiato rispetto al primo giorno; l’istituto ha messo al lavoro una task force di 90 persone, che si aggiunge al personale di filiale già operativo. Anche in Bnl, «la macchina organizzativa – ha detto il vicedirettore generale Marco Tarantola -, sta procedendo bene, grazie alla tecnologia che permette l’interazione a distanza», e i numeri delle pratiche sono sulla stessa linea di quelli del primo giorno (circa 5mila). Tremila domande complessive in due giorni, infine, per Bper, con la previsione di chiudere le pratiche in tempi brevi. In totale, è facile stimare un flusso superiore alle 100mila unità. Accanto ai mini-prestiti, stanno progressivamente decollando anche le altre misure previste dal decreto liquidità, tra cui “Garanzia Italia”, il nuovo strumento di Sace per sostenere la concessione di finanziamenti: «L’avvio dell’operatività – sottolineava ieri sera il Tesoro – rappresenta un’ottima notizia per l’attuazione delle misure di sostegno alla liquidità messe in campo dal Governo. Particolarmente significativo il processo di rilascio delle garanzie, che avverrà in 48 ore».

Il nodo burocrazia

Tornando ai 25mila euro, il flusso di richieste di finanziamento procede con regolarità, nonostante segnalazioni di eccessive complicazioni burocratiche in qualche caso. «Registriamo purtroppo, una diversità e una difficoltà di applicazione delle norme da parte delle banche – ha detto ieri in una nota il segretario della Uilca Massimo Masi -. Alcune chiedono documenti ulteriori non indicati nel decreto, altre hanno messo online moduli che poi non si sono rilevati esatti. Chiediamo ad Abi di intervenire per contribuire a rendere le procedure più snelle, le responsabilità operative delle banche non possono ricadere sui lavoratori». Per Lando Sileoni, segretario della Fabi, «bancari e clienti sono costretti a convivere sia con un’eccessiva burocrazia, legata a un dl farraginoso, sia con un’eccessiva quantità di documenti richiesti dalle direzioni generali di alcune banche. Il presidente Abi, Antonio Patuelli (proprio oggi l’associazione è attesa in audizione in Commissione banche) ha spiegato ieri che «la legge dispone i documenti che devono essere presentati; non sono le banche che inventano le leggi, devono applicarle».

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