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Liquidazioni periodiche 2021, contribuenti Iva all’appello

Prima chiamata per le comunicazioni delle liquidazioni periodiche del 2021. Entro il 31 maggio i contribuenti Iva devono presentare la c.d. «Lipe» relativa al primo trimestre di quest’anno. Intanto è oramai vicino il debutto dell’assistenza da parte dell’Agenzia delle entrate: stando all’ultima versione dell’articolo 4 del dlgs n. 127/2015, infatti, l’Agenzia dovrebbe predisporre e inviare ai soggetti passivi dell’Iva le bozze dei registri delle fatture emesse e ricevute e delle liquidazioni periodiche, in via sperimentale, a partire dalle operazioni effettuate dal 1° luglio 2021, mentre per la bozza della dichiarazione annuale precompilata occorre attendere il 2022, con riferimento all’anno solare corrente.

Per i contribuenti mensili, quindi, l’assistenza dovrebbe scattare a decorrere dalla liquidazione periodica relativa al mese di luglio prossimo.

Ma torniamo alla comunicazione trimestrale delle liquidazioni periodiche e facciamo il punto sull’adempimento, regolato dall’art. 21-bis del dl n. 78/2010.

La comunicazione deve essere trasmessa telematicamente, direttamente o tramite intermediari abilitati, da tutti i soggetti passivi dell’Iva, eccettuati quelli che si trovano nelle seguenti condizioni:

– soggetti che non devono presentare la dichiarazione annuale (per esempio, contribuenti totalmente esenti, forfettari, agricoltori marginali esonerati, associazioni in regime speciale legge n. 398/91)

– soggetti che non sono tenuti all’esecuzione delle liquidazioni periodiche; questa ipotesi riguarda anche il contribuente che non abbia registrato alcun movimento nel periodo di riferimento (né operazioni attive, né operazioni passive), salvo che debba riportare un credito dal trimestre precedente.

In proposito, va ricordato che i responsabili delle procedure concorsuali, ai sensi dell’art. 74-bis, secondo comma, del dpr n. 633/72, sono tenuti all’esecuzione delle liquidazioni periodiche solo se nel mese o trimestre hanno registrato operazioni imponibili.

L’esonero dall’adempimento viene meno se nel corso dell’anno vengono meno i sottostanti presupposti; per esempio, il contribuente totalmente esente sarà tenuto ad inviare la comunicazione se nel periodo di riferimento ha effettuato acquisti di beni o servizi soggetti al meccanismo dell’inversione contabile. Non altrettanto, però, il contribuente forfettario, che rimane esonerato dalla dichiarazione annuale, e quindi dalla Lipe, anche se diventa debitore dell’imposta su operazioni passive soggette ad inversione contabile.

La comunicazione deve essere trasmessa anche nel caso in cui la liquidazione evidenzi un credito d’imposta.

La comunicazione si riferisce a ciascun trimestre solare, indipendentemente dalla frequenza (mensile o trimestrale) adottata dal contribuente per l’esecuzione delle liquidazioni e dei versamenti dell’Iva, adempimenti per i quali rimangono fermi i termini di legge.

La trasmissione deve essere effettuata:

– entro il 31 maggio, per il primo trimestre;

– entro il 16 settembre, per il secondo;

– entro il 30 novembre, per il terzo;

– entro il mese di febbraio dell’anno successivo, per il quarto.

Relativamente al quarto trimestre, in alternativa alla trasmissione della comunicazione, è possibile fornire i relativi dati compilando il quadro VP della dichiarazione annuale; in tal caso, però, la dichiarazione deve essere presentata entro il 28 febbraio.

Se il termine cade di sabato o di festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo. Si considerano tempestive le comunicazioni scartate dal sistema dell’agenzia delle entrate, se ritrasmesse correttamente nei cinque giorni successivi alla data indicata nella lettera dell’agenzia che attesta i motivi dello scarto.

Le violazioni dell’adempimento (omessa, incompleta o infedele comunicazione) sono punibili ai sensi dell’art. 11, comma 2-ter, del dlgs n. 471/97, che prevede la sanzione amministrativa da 500 a 2.000 euro; tale sanzione è ridotta alla metà (e dunque da 250 a 1.000 euro) se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza stabilita dalla legge, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Come la generalità delle violazioni tributarie, anche le violazioni in esame possono essere regolarizzate secondo le disposizioni sul ravvedimento operoso, contenute nell’art. 13 del dlgs n. 472/97. A tal fine, occorre rimuovere l’irregolarità, trasmettendo la comunicazione o correggendo quella errata o incompleta, e pagare contestualmente la sanzione pari ad una frazione del minimo edittale variabile in funzione del tempo trascorso tra la commissione e la regolarizzazione della violazione (un nono del minimo entro novanta giorni, un ottavo entro la dichiarazione annuale, e così via). In alternativa alla presentazione o ripresentazione della comunicazione, è possibile sanare la violazione riportando correttamente i dati delle liquidazioni periodiche nel quadro VH della dichiarazione annuale, ferma restando, anche in tal caso, l’applicazione delle sanzioni.

Dettagliate istruzioni al riguardo sono contenute nella risoluzione n. 104 del 28 luglio 2017 dell’Agenzia delle entrate, con la quale è stato chiarito che se la comunicazione è presentata (o rettificata) entro 15 giorni dalla scadenza del termine, la sanzione minima da assumere a base per il calcolo delle riduzioni da ravvedimento è di 250 euro.

La risoluzione chiarisce inoltre che, in sede di ravvedimento, è necessario trasmettere la comunicazione soltanto se la regolarizzazione avviene prima della presentazione della dichiarazione annuale. L’invio non è invece necessario qualora la regolarizzazione avvenga, come si è detto, attraverso la compilazione del quadro VH della dichiarazione annuale: in tal caso, pertanto, il ravvedimento si perfeziona con il solo pagamento della sanzione ridotta.

Qualora la violazione non sia stata regolarizzata neppure in sede di dichiarazione annuale, potrà essere regolarizzata esclusivamente mediante presentazione di una dichiarazione integrativa; in questa ipotesi, secondo la risoluzione, oltre alla sanzione per la violazione dell’art. 21-bis, si rende dovuta quella dell’art. 5 del dlgs n. 471/97. Sul punto, la risoluzione richiama la circolare n. 42/2016, per cui è da ritenere che se si realizza la fattispecie di infedeltà della dichiarazione (maggiore imposta dovuta o minor credito spettante), la relativa sanzione dal 90 al 180% dovrebbe assorbire quella per l’omissione o inesattezza della Lipe; diversamente, la sanzione da considerare è quella prevista per l’inesattezza della dichiarazione (da 250 a 2.000 euro).

L’invio della comunicazione rettificativa, come precisato anche nelle istruzioni, è possibile soltanto prima della presentazione della dichiarazione annuale; successivamente, la correzione può effettuarsi soltanto nel quadro VH della dichiarazione (integrativa).

Tale quadro, concernente le «variazioni delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche», prevede però solo l’indicazione dell’esito finale della liquidazione (credito o debito), e non dei sottostanti elementi contabili. Si deve pertanto ritenere che eventuali inesattezze della comunicazione che non abbiano influenzato l’esito della liquidazione (ossia qualsiasi errore riguardante la quantificazione delle operazioni attive o di quelle passive senza rilevanza sull’imposta), possano essere regolarizzate semplicemente indicando l’importo corretto nei pertinenti righi dei quadri VE, VF e VJ della dichiarazione annuale. In tal senso anche le istruzioni della dichiarazione annuale, che precisano che il quadro VH non va compilato qualora i dati omessi, incompleti o errati non rientrino tra quelli da indicare nel quadro stesso.

Si ritiene, inoltre, che nell’ipotesi qui considerata non si debba neppure barrare la casella «Quadro VH», relativa ai quadri compilati, posta in calce al quadro VL; secondo le istruzioni, infatti, tale casella deve essere barrata nella particolare ipotesi in cui l’invio, l’integrazione o la correzione comporti la compilazione senza dati del quadro VH, ad esempio perché «il risultato delle liquidazioni è pari a zero»; questa ipotesi, differente dalla integrazione o correzione di dati contabili non rilevanti per la determinazione dell’Iva dovuta o a credito, si può realizzare, per esempio, qualora il contribuente debba integrare sia l’Iva dovuta che l’Iva detraibile, in relazione ad un acquisto soggetto al regime dell’inversione contabile.

Infine, si è dell’avviso che l’irregolare indicazione, nella compilazione della liquidazione periodica, di dati contabili non rilevanti per la determinazione del tributo, sanata come detto prima in sede di dichiarazione annuale (per esempio, indicando correttamente nel rigo VE30 l’importo delle operazioni non imponibili), non sia sanzionabile, ai sensi dell’art. 10, comma 3, della legge n. 212/2000 e dell’art. 6, comma 5-bis, del dlgs n. 472/97; un’irregolarità del genere, infatti, si traduce in una violazione meramente formale che non arreca alcun danno né pregiudizio all’erario, giacché non incide sulla determinazione dell’imponibile o dell’imposta né sul versamento del tributo, né pregiudica l’attività di controllo dell’amministrazione finanziaria in quanto il contenuto della dichiarazione annuale è esatto.

Al riguardo, non risultano prese di posizione dell’amministrazione.

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