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Liquidazioni giudiziali al posto dei fallimenti

Niente più fallimenti ma liquidazioni giudiziali, con procedure uguali qualsiasi sia la natura di debitore (persona fisica, professionista, impresa). Più garanzie per chi acquista un immobile sulla carta: il contratto sarà firmato dal notaio, il quale dovrà verificare che l’impresa abbia fideiussione e polizza assicurativa indennitaria. Le camere di commercio istituiranno un organismo ad hoc che dovrà attivarsi (anche su segnalazione di Inps e Agenzia delle entrate) per portare a galla situazioni di pre-crisi. Ieri l’aula della Camera ha approvato con 276 sì, 125 astenuti e un solo voto contrario, il disegno di legge delega che dovrebbe aggiornare, anche tenendo conto della normativa europea, della giurisprudenza e della pratica, la disciplina delle procedure ex fallimentari ferma a 71 anni fa. Il guardasigilli Andrea Orlando ha espresso soddisfazione per il contributo alla competitività del Paese che questa riforma potrebbe apportare. Ma sugli esiti finali si stende l’ombra lunga della fine anticipata della legislatura, visto che comunque il provvedimento deve essere approvato dal Senato. Dopodiché il Governo dovrebbe esercitare la delega.

I criteri di delega hanno l’obiettivo di semplificare e ridurre a una sola procedura i vari procedimenti, prevedendo la specializzazione dei giudici competenti, di puntare sulla trasparenza, di favorire la continuità aziendale anche con la emersione anticipata della situazione di difficoltà, di riordinare la disciplina della esdebitazione, di prevedere anche l’esito liquidatorio del concordato, e di disciplinare la insolvenza dei gruppi societari. Dalla delega è stata espunta la materia relativa all’amministrazione straordinaria delle grandi aziende in crisi. In aula sono stati approvati sei emendamenti, di cui forse il più rilevante riguarda la procedura di allerta (si veda ItaliaOggi del 20/1/2017), in particolare, l’organismo competente a conoscere dello stato di pre-crisi e competente a promuovere una soluzione condivisa: non più il giudice ma le camere di commercio, che dovranno istituire un organismo ad hoc che potrà attivarsi anche tramite la segnalazione da parte di alcuni creditori pubblici qualificati (Agenzia delle entrate o Inps) del mancato adempimenti di obblighi fiscali e/o previdenziali. L’organismo (composto da un collegio rappresentativo del mondo giudiziario, di quello professionale e delle camere di commercio) potrà convocare l’imprenditore in via confidenziale e promuovere la soluzione concordata della crisi tra debitore e creditori in un termine congruo; altrimenti viene notificata al pm lo stato di insolvenza. L’esito negativo della fase di allerta è pubblicato nel registro delle imprese. L’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali (non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali). Dalla procedura d’allerta sono escluse le società quotate in borsa e le grandi imprese. In caso di necessario intervento del giudice, la delega prevede la disciplina di un unico modello processuale per l’accertamento dello stato di crisi o di insolvenza: dopo una prima fase comune, la procedura potrà, secondo i diversi casi, evolvere verso soluzioni conservative o liquidatorie. E da indicazione affinché sia data priorità a quelle proposte che assicurano la continuità aziendale, purché funzionali al miglior soddisfacimento dei creditori. Obiettivo è anche quello di ridurre durata e costi delle procedure concorsuali (responsabilizzando gli organi di gestione e contenendo i crediti prededucibili). Quanto al tribunale competente, il giudice sarà individuato in base alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali, assegnando in particolare quelle relative alle grandi imprese al tribunale delle imprese a livello di distretto di corte d’appello. La commissione giustizia ha introdotto una norma per tutelare gli acquirenti di immobili da costruire, affidando ai notai la stipula del contratto (per atto pubblico o scrittura privata autenticata) al fine di garantirne il controllo di legalità sull’avvenuto adempimento da parte del venditore della stipula della fideiussione e della stipula della polizza assicurative indennitaria.

Claudia Morelli

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