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L’ipotesi Massolo per Finmeccanica

ROMA — Parola d’ordine: prudenza. Nella partita delle nomine nelle società pubbliche, che il governo di Mario Monti è costretto a aprire per l’incombere di alcune scadenze, l’idea di fondo è quella di non andare a intaccare gli attuali equilibri per non impegnare le scelte del prossimo governo.
Sul caso Finmeccanica, ad esempio, che è il primo a planare sul tavolo del governo in ordinaria amministrazione, visto che l’assemblea che deve integrare il consiglio è fissata per il prossimo 15 aprile, si era pensato anche a un rinvio. Senonché un’azienda come quella guidata da Alessandro Pansa nel ruolo di amministratore delegato, presidente e direttore generale, avrebbe sofferto l’ulteriore indeterminatezza.
Al gruppo, che è impegnato a riconquistare la fiducia dei mercati internazionali, messa a dura prova dal caso degli elicotteri venduti all’India, si sospetta dietro pagamento di una tangente, serve subito un «ambasciatore», non un altro manager. Evitare l’ingovernabilità dell’azienda che potrebbe derivare dall’insediamento di un presidente con un profilo operativo, che riprodurrebbe immediatamente una sorta di diarchia, è un chiaro obiettivo. La sintesi di queste esigenze è individuare un nome di caratura internazionale che si limiti a un ruolo di garanzia e rappresentanza del gruppo nel mondo. Ecco perché sempre più insistenti si fanno le voci che vogliono tra i candidati personaggi come Giampiero Massolo, diplomatico e oggi capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Mentre sfumano le possibilità del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola e del sottosegretario Antonio Catricalà, cui la legge che impone ai componenti del governo un anno di fermo prima di un incarico in una società pubblica, impedisce la candidatura. Salvo che il governo non superi questa incompatibilità con un apposito decreto, atto che un esecutivo in ordinaria amministrazione non dovrebbe permettersi.
Nel cda c’è anche un altro posto, quello lasciato vuoto da Franco Bonferroni, dimessosi a seguito di un’inchiesta. La poltrona del consigliere che era stato espresso dall’Udc, in altri tempi sarebbe stata occupata dal medesimo partito. Ma con i tempi che corrono è possibile che il governo lasci perdere il manuale Cencelli e si affidi a un profilo più tecnico e meno politico, che qualcuno ravviserebbe in un manager interno alla stessa azienda. Ma anche qui il condizionale è d’obbligo.
Il 17 aprile si riunirà l’assemblea della Cassa depositi e prestiti per la nomina dell’intero consiglio di amministrazione. In questo caso si considera altamente probabile la riconferma degli attuali vertici: l’amministratore Giovanni Gorno Tempini e il presidente Franco Bassanini. Salvo rinvii dell’assemblea. Più probabile che invece ci sia un avvicendamento in F2i, il fondo di Cdp, dove servirà un sostituto per il presidente Ettore Gotti Tedeschi.
Per le Ferrovie dello Stato i tempi sono più lunghi: il consiglio scade tra maggio e giugno. L’amministratore delegato Mauro Moretti, che molti danno candidato a qualsiasi poltrona, sembra intenzionato a completare il programma di risanamento nei prossimi tre anni. E, con i risultati ottenuti, è difficile che non venga riconfermato. A disposizione resta la poltrona del presidente attualmente detenuta da Lamberto Cardia. Rischia l’ennesima (e ultima) proroga possibile di altri sei mesi Vito Riggio alla presidenza dell’Enac (ente aviazione civile). Del resto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha già usato la proroga per allungare il mandato dei commissari delle Autorità portuali.

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