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L’ipoteca chiama in causa i soci

La richiesta di autorizzazione all’iscrizione di ipoteca sui beni di una società (articolo 22 del Dlgs 472/1997) va inviata anche ai soci illimitatamente responsabili. È quanto emerge dalla sentenza 751/2/2014 della Ctr Liguria (presidente e relatore Caputo).
Nel primo grado di giudizio l’agenzia delle Entrate aveva ottenuto il via libera a iscrivere ipoteca per 280mila euro sugli immobili di una Snc. La Ctp aveva escluso che la richiesta dovesse essere notificata anche ai soci, dal momento che «il principio del litisconsorzio necessario – così argomentavano i giudici – non si estende alla fase cautelare, che è caratterizzata dai principi della sommarietà e concentrazione», ma riguarda solo il successivo giudizio di merito relativo all’accertamento del maggior reddito d’impresa da imputare ai soci. Inoltre, secondo la Ctp, la garanzia colpisce «un bene specifico della società e non quello di alcuno dei partecipi».
Contro la sentenza ha proposto appello la società, sostenendo che la richiesta andava notificata anche ai suoi soci. Ciò in base all’articolo 14 del Dlgs 546/1992, per il quale, «se l’oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi».
Nell’accogliere l’appello e annullare l’iscrizione ipotecaria, la Ctr osserva che delle obbligazioni della Snc rispondono solidalmente e illimitatamente tutti i soci (articolo 2291 del Codice civile). Di conseguenza, prosegue la Commissione, «sono gli effettivi destinatari della misura cautelare che va a incidere sul patrimonio immobiliare della società», e quindi «devono essere evocati nel processo». Inoltre, i giudici aggiungono che anche nel giudizio sulla misura cautelare «le garanzie del giusto processo e del contraddittorio devono trovare applicazione», in modo che siano salvaguardati «i diritti del contribuente su cui in definitiva gravano le obbligazioni erariali».
Sulla questione di diritto affrontata dalla Ctr Liguria, la Cassazione ha precisato che il litisconsorzio necessario delineato dell’articolo 14 del Dlgs 546/1992 per il processo tributario è autonomo rispetto a quello previsto dall’articolo 102 del Codice di procedura civile. Il primo, infatti, fa riferimento all’inscindibilità della causa determinata dall’oggetto del ricorso, e dunque configura il litisconsorzio – precisa l’ordinanza 15189/2013 della Cassazione – «ogni volta che, per effetto della norma tributaria o per l’azione esercitata dall’amministrazione finanziaria, l’atto impositivo debba essere o sia unitario» perché coinvolge una pluralità di soggetti. In questi casi il ricorso, pur proposto da uno o più degli obbligati, concerne non la singola situazione debitoria dei ricorrenti, bensì «la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato».
Il giudice di legittimità ha così affermato che l’unitarietà dell’accertamento alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone (articolo 5 del Tuir) e dei soci fa sì che il ricorso tributario proposto da uno dei soci o dalla società riguarda in modo indivisibile sia la società sia tutti i soci, sicché tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e quindi la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni di essi (Cassazione, sentenza 23096/2012).

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