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L’inverno caldo delle bollette rincari in arrivo per l’energia

Al momento, ci salva il termometro. Visto che, nonostante novembre sia alle porte, le temperature si mantengono ben al di sopra delle medie. Persino al Nord, dove in pianura non sono ancora stati accesi i caloriferi. Ma non appena calerà freddo, l’autunno caldo si trasferirà sul fronte delle bollette, con possibili aumenti sia per le tariffe dell’energia elettrica, sia per il gas.
Colpa di quanto meteorologicamente accaduto nei primi mesi dell’anno, caratterizzato da scarse piogge e minore intensità del vento. Ma anche quanto sta avvenendo in Francia, il nostro “esportatore” storico di energia elettrica a basso prezzo, dove è in corso un fermo straordinario che coinvolgerà metà delle centrali nucleari. Infine, una qualche responsabilità va attribuita anche alla ripresa economica, che ha fatto salire la domanda di energia.
Partiamo dalle condizioni meteo. A causa delle scarse precipitazioni nei primi nove mesi del 2017, la produzione di energia da parte degli impianti idroelettrici è scesa dell’11 per cento. Un calo che, nelle rinnovabili, non è stato compensato da eolico e fotovoltaico: nonostante un consistente aumento degli impianti installati, l’energia prodotta è crescita solo del 3 per cento, complice una intensità del vento inferiore alle medie. A soddisfare la domanda ci hanno pensato soprattutto le centrali a gas e a carbone, la cui produzione è salita del 7 per cento.
Questo ha già avuto due effetti pratici. Il costo medio dell’elettricità è salito del 34 per cento, perché la materia prima gas e carbone costa di più. Ed è aumentata la domanda di gas, anche in questo caso facendo salire il livello dei prezzi spot (più 39 per cento nei primi nove mesi). Inoltre, la domanda di energia (e quindi di gas) è salita anche per effetto della ripresa industriale, come già segnalato da uno studio Enea: sempre nei primi nove mesi ha fatto registrare un aumento dell’1,8%.
In tutto ciò si inserisce il caso Francia. Le autorità di controllo hanno previsto il fermo di 29 di centrali nucleari: più di una su due dovrà sostenere interventi di manutenzione straordinaria. Sono gli impianti più vecchi, i quali hanno superato in alcuni casi i 35 anni di vita. Sono a rischio sismico: le tubature che portano l’acqua di raffreddamento agli impianti cominciano ad avere problemi di ruggine e nel caso di scosse potrebbero non garantire la tenuta e non raffreddare i reattori.
Il fermo centrali significa che la Francia non esporterà l’energia in eccesso nei Paesi confinanti non appena comincerà a fare freddo, perché ne ha bisogno per il mercato interno: grazie all’energia a basso costo prodotta dal nucleare, la maggior parte dei caloriferi nelle abitazioni e uffici è alimentato dalla corrente elettrica.
L’energia importata dalla Francia è sempre servita a calmierare i prezzi: senza l’elettricità venduta da Parigi (a secondo dei mesi tra il 12 e il 15 per cento del fabbisogno), saranno chiamate a produrre energia in misura maggiore le centrali a gas, facendo salire i prezzi. Con più energia prodotta dalle centrali, salirà il prezzo del gas che le alimenta. Amplificando il fenomeno rincaro della bolletta, da quella elettrica a quella del gas.

Luca Pagni

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