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L’intesa Ue alla prova dei mercati. Draghi è pronto a tagliare i tassi

MILANO – Si alza il sipario sui mercati del Vecchio continente, e dopo l´euforia dell´ultima seduta gli investitori vanno a caccia di nuove certezze su cui costruire le basi per una ripresa. A Piazza Affari tanta vivacità non si vedeva da mesi, ma ora che il listino ha festeggiato per lo scampato pericolo, la volatilità resta sovrana in attesa di conferme dall´arena politica e segnali tangibili dall´economia reale. Molti titoli, a cominciare da quelli finanziari, hanno sofferto più del dovuto per i timori legati al debito sovrano e all´effettiva tenuta dell´euro, ma prima di consolidare i guadagni il mercato aspetterà di capire come Bruxelles darà seguito alle misure per arginare il rischio del debito dei Paesi del Sud Europa. Qualche indicazione a riguardo potrebbe arrivare anche dall´incontro bilaterale Merkel-Monti, che si terrà a Roma dopodomani. Gli analisti sembrano comunque propensi a non illudersi sulla forza dell´euro, in attesa di un probabile taglio del tasso di interesse che la Banca centrale europea dovrebbe comunicare giovedì. Le attese sono di un taglio di 25 punti base, che porterebbe i tassi allo 0,75%. Resta un fatto che – se anche il presidente della Bce Mario Draghi tagliasse i tassi ai minimi – negli Usa il costo ufficiale del denaro è dello 0,25% e in Inghilterra dello 0,50%.
La salvezza dell´euro potrebbe penalizzare la Merkel, che i giornali tedeschi raffigurano ammaccata e pesta di ritorno da Bruxelles. I titoli dei quotidiani sono impietosi. Ieri si leggeva: “L´Europa si prende i nostri soldi”, oppure: “Germania impegnata per 190 miliardi”. Per la Bild: “Alla fine di una settimana dura, la Merkel si è ammorbidita”, lo Spiegel tagliava corto sulla cancelliera “Ostaggio del Sud”. Ma più ancora della stampa a dare la percezione che il tramonto dell´era Merkel potrebbe essere vicino sono le critiche dalla stessa Unione cristiano-democratica. Nomi di peso della Cdu si sono schierati accanto alla sinistra radicale della Linke nel chiedere alla Corte costituzionale di Karlsruhe di fermare la legge che include nella legislazione tedesca il Meccanismo di stabilità europeo frutto degli accordi di Bruxelles.
Peter Gauweiler della Cdu si è affiancato a socialdemocratici come l´ex ministro della Giustizia Herta Däubler-Gmelin o Peter Danckert per invocare lo stop alla manovra. Lo stesso hanno fatto gruppi come la “Lega dei contribuenti” e i “Liberi elettori”. A Berlino poi una fetta della Cdu, il Circolo dei deputati cristiano-democratici federali e locali guidato dagli ultraconservatori Christean Wagner e Thomas Bareiss, progetta una vera ribellione, con tanto di Carta fondamentale della corrente anti-Merkel. Resta qualche tiepido apprezzamento sulle scelte economiche dal leader Spd, Sigmar Gabriel. Ma è solo una lode a metà: «Abbiamo bisogno di più Schäuble e meno Merkel», ha detto Gabriel alla Welt am Sonntag, sottolineando che il difetto di nascita dell´Unione monetaria è proprio la mancanza di un controllo centralizzato. Ormai Joachim Gauck, dopo appena cento giorni alla presidenza della Repubblica federale, riscuote più fiducia di Frau Angela, stando almeno al sondaggio pubblicato ieri dallo Spiegel.

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