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L’intesa regge, ecco il nuovo «tedesco»

L’accordo regge e non mostra crepe. Nonostante i lavori in commissione Affari costituzionali procedano a rilento — se entro oggi pomeriggio non saranno votati tutti gli emendamenti agli articoli il testo arriverà comunque domani in Aula alla Camera senza una approvazione formale —, il patto a quattro tra Pd, Forza Italia, M5S e Lega resiste all’urto delle diffidenze interne e delle critiche esterne e si avvia a produrre una legge di stampo proporzionale molto simile a quella tedesca.

Lo dice con soddisfazione il capogruppo del Pd Ettore Rosato: «L’intesa è un risultato straordinario e cambia il clima del Paese». Confermano che tutto procede per il meglio anche in Forza Italia, nel M5S e nella Lega (più interessata al voto anticipato che alla legge). Nella sostanza, ieri si è votato in particolare sull’emendamento che — riducendo i collegi uninominali e aumentando le circoscrizioni proporzionali — impedisce che i vincenti nei collegi non vengano eletti, e assieme si sono eliminati i capilista blindati, come da richiesta della minoranza pd che si dice a sua volta soddisfatta. Ma c’è accordo anche sul no alle pluricandidature nei listini (che non saranno più tre nel proporzionale come voleva FI, ma una come chiedevano in tanti tra i quali il M5S); sì anche a un più stretto controllo ai seggi sulla regolarità del voto (richiesta di FI «anti brogli») e bocciatura delle modifiche volute dai partiti minori: voto disgiunto, preferenze e premio di governabilità. Da affrontare ancora i nodi delle firme necessarie per presentare le liste, mentre sulle preferenze di genere l’accordo è stato raggiunto in serata.

Il dato politico è dunque che la legge dovrebbe essere approvata senza scosse entro la prossima settimana alla Camera, dove i tempi sono contingentati. E dunque, a meno di ripensamenti imprevisti di qualche grande partito, l’approvazione definitiva in Senato della riforma dovrebbe arrivare entro luglio.

Chiaro che la forte accelerazione rende possibile, se non probabile, il voto anticipato in autunno, già a settembre. E dunque tutti i partiti si organizzano per la competizione. Soprattutto quelli che devono metter su partiti in grado di superare lo sbarramento del 5%, ovvero centristi da una parte e sinistra dall’altra.

Per questi ultimi, si muove Giuliano Pisapia, pronto a lanciare una kermesse della sinistra il primo luglio a Roma (alla quale ha già invitato Prodi) per battezzare il suo nuovo movimento politico. Che, ad oggi, non prevede alleanze con il Pd, visto che oltre ad aver varato il proporzionale «non esclude un governo con Berlusconi» di larghe intese: «Un patto di governo con il Pd è molto complicato di fronte ad una legge proporzionale, gli accordi sulle elezioni si fanno prima delle elezioni e non dopo, ma questo pare non sia possibile. Da parte nostra lavoriamo per un nuovo centrosinistra capace di trovare sintesi su un programma comune», dice il sindaco di Milano, lasciando interdetto il vicesegretario del Pd Maurizio Martina: «Non riesco a capire chi oggi ci chiude le porte quando noi siamo disponibili ad un confronto».

A un patto non elettorale ma di governo per il centrodestra pensa anche Silvio Berlusconi, che pure la legge elettorale proporzionale ha voluto più di tutti. «Mai con Renzi», tuona il leader azzurro, prevedendo che FI, Lega e FdI dopo il voto avranno i numeri per fare un governo assieme. Più scettico Matteo Salvini, secondo il quale «solo unito il centrodestra vince» e la scelta di Berlusconi per il proporzionale e non il maggioritario «non aiuta», perché il «liberi tutti» è «l’anticamera dell’inciucio».

Paola Di Caro

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