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L’interpello salva dalle sanzioni

È un vero e proprio rebus quello che attende le società “in perdita sistemica” nell’ultimo triennio, da risolvere tra cause di esclusione, cause di disapplicazione (vecchie e nuove) e motivazioni per l’interpello disapplicativo. Poiché il legislatore costringe i soggetti interessati al ricalcolo degli acconti “storici” 2011, le prime decisioni vanno assunte nei prossimi giorni. Vediamo quale possono essere gli step operativi di approccio al problema, dopo il provvedimento dell’11 giugno e la circolare 23/E (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).
In primo luogo l’impresa con un triennio di perdite fiscali nel periodo 2009-2011 (ovvero con due periodi in perdita e uno di reddito inferiore al minimo imposto dall’articolo 30 della legge 724/94) deve verificare se sussistono cause di esclusione, che legittimano a disinteressarsi della disciplina in esame. Queste, fissate dalla legge, hanno effetto per il periodo in cui si verificherebbe lo status di non operatività (nel nostro caso il 2012), anche se in alcuni casi viene richiesto l’esame di una variabile (ad esempio il numero dei dipendenti) esteso a periodi d’imposta precedenti. Poiché il 2012 è ancora in corso, la sussistenza di alcune cause potrebbero essere del tutto incerta (come la congruità e coerenza agli studi 2012), anche se i risultati “storici” possono costituire una buona indicazione. In merito agli acconti (si ritiene anche ai fini Irap), la circolare fornisce una apertura importante: la sussistenza di una causa di esclusione nel 2011 abilita a non ricalcolare gli importi (anche se, per il saldo, farà fede solo il 2012).
Occorre distinguere tra cause previste dal provvedimento del 14 febbraio 2008 (modificate e integrate da quello dell’11 giugno), che, in linea generale vanno ricercate nel 2012, e cause di disapplicazione previste dall’attuale provvedimento, che hanno invece come riferimento il triennio di osservazione (per quest’anno: 2009-2011). Per queste ultime è sufficiente che la causa si sia verificata in un periodo d’imposta per far sì che qualunque triennio in cui è compreso l’anno considerato non determini automaticamente la non operatività per il successivo quarto periodo. Chi era coerente agli studi e si è adeguato in Unico 2011 – divenendo così congruo per il periodo d’imposta 2010 – può pertanto disinteressarsi della non operatività “da perdita sistemica” sino al 2014 (triennio di osservazione: 2011-2013). Analogamente, avere il 2011 come primo periodo d’imposta, consente di non aver problemi sino al 2015.
Solo ai fini degli acconti 2012, poiché il periodo di osservazione slitta all’indietro di un anno, sono autorizzati a non ricalcolare l’imposta 2011 tutti coloro che individuano una causa di disapplicazione automatica nel periodo 2008-2011.
Per chi non rientra in nessuna delle cause indicate dal tabellone (e presenta la situazione di perdita triennale definita dal legislatore con il Dl 138/2011), non resta altra strada – per evitare gli aggravi sui vari tributi dovuti alla non operatività – che tentare l’istanza di interpello disapplicativo (articolo 37-bis comma 8 Dpr 600/1973). La circolare 23/E aggiorna la precedente 32/E/2010, in considerazione del fatto che le motivazioni da rappresentare in questa fattispecie, diversamente dal passato, riguardano il triennio precedente e hanno effetto sul periodo d’imposta successivo. È sufficiente ottenere la risposta positiva con riferimento ad uno degli anni del triennio (ad esempio il 2010) per sospendere l’applicazione della disciplina sulle “comodo” sino al periodo successivo all’ultimo dei trienni coinvolti (2013), ed anche oltre se la circostanza soggettiva indicata nell’istanza non subisce modificazioni nel tempo.
Anche chi presenta interpello può evitare l’acconto, ma prestando attenzione ai tempi e alle risposte della Direzione regionale. La situazione più frequente riguarderà chi riceve una risposta entro i termini per il versamento del secondo acconto. Una risposta negativa consentirà di versare il maggior importo ricalcolato entro il prossimo 30 novembre, senza sanzioni e con gli interessi del 4% annuo (l’Agenzia dovrebbe chiarire se questo comportamento è riservato a chi ha presentato l’istanza entro il termine per il primo acconto). Una risposta positiva, invece, confermerà la scelta assunta per chi non ha ricalcolato, ovvero permetterà a chi è stato prudente di scomputare l’eccedenza versata.
Lo sforzo delle Entrate per cercare di ampliare le cause di esonero da una disciplina che rischiava di innescare situazioni paradossali è stato evidente. Mancano all’appello alcuni importanti chiarimenti, tra cui quelli riguardanti il dato da assumere per “battezzare” gli anni in perdita (si ritiene al lordo delle perdite riportate), una casistica esplicativa per le società in liquidazione (o che sceglieranno di esserlo) e le conseguenze sul credito Iva maturato nel corso del 2012.

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