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L’interpello punta su crediti vantati e calo dei risultati

Il fallimento di un importante cliente con una conseguente perdita su crediti che impatta in modo rilevante sul risultato di un anno. Ma anche una contrazione dei risultati derivante dalla scelta di un committente di delocalizzare la produzione al l’estero. Sono alcune delle motivazioni che, si ritiene, i contribuenti in perdita sistematica potranno addurre per dimostrare alle Entrate, nel caso in cui non rientrino nelle ipotesi di esclusione automatica dalla disciplina delle comodo, la «non anormalità» della loro situazione. La circolare 23/E/2012 non presenta esempi ma sottolinea che devono essere documentate in maniera esaustiva le situazioni oggettive che giustificano la disapplicazione della disciplina.
I soggetti che non possono invocare una causa di esclusione (nel periodo di imposta in cui diverrebbero non operativi) o una causa di disapplicazione automatica (in uno dei tre anni precedenti oggetto di monitoraggio) possono infatti presentare all’Agenzia un interpello disapplicativo ai sensi dell’articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/1973. In caso di accoglimento, l’esito favorevole vale per il periodo di imposta per il quale è stato presentato e per quelli successivi (se non sono mutate le circostanze oggettive), diventando causa di disapplicazione automatica.
Poiché test di operatività e perdita sistematica rappresentano due fonti di innesco indipendenti della disciplina sulle comodo, se la società è interessata da entrambe deve presentare due distinti interpelli (pena l’inammissibilità di un’eventuale istanza cumulativa).
I versamenti
Per quanto riguarda i versamenti degli acconti 2012, i contribuenti considerati in perdita sistematica che non avessero presentato l’istanza in tempo utile per poterne tenere conto nella quantificazione del primo acconto, hanno la possibilità di presentare l’interpello in vista della scadenza del secondo (considerando il termine di 90 giorni, salvo necessità di integrazione della documentazione, riservato alla risposta dell’Agenzia). Sul punto la circolare, pur alla luce della tardività delle indicazioni date, fa un’apertura apprezzabile, indicando che la società che dovesse ricevere una risposta negativa all’istanza dopo la scadenza del pagamento del primo acconto (ma prima di quella del secondo), deve versare l’eventuale differenza non pagata, con la maggiorazione degli interessi nella misura del 4%, ma senza applicazione di sanzioni.
Sulla base di questa precisazione, laddove la società ritenga di poter giustificare validamente la propria condizione di perdita sistematica, può quindi decidere di pagare la prima rata determinando l’acconto con il metodo storico, presentando l’istanza di disapplicazione al più tardi entro il prossimo 1° settembre (in tempo utile quindi per il secondo).
In realtà – nonostante il documento delle Entrate non lo evidenzi – il termine ultimo per poter considerare «preventiva» l’istanza di disapplicazione per un periodo d’imposta è legato a quello di trasmissione della relativa dichiarazione (e quindi, per il 2012, c’è tempo fino al 2 luglio 2013). Tuttavia, se gli acconti non sono stati determinati tenendo conto delle particolari regole dettate per le non operative – compresa la maggiorazione dello 10,5% dell’aliquota Ires – la società sarà soggetta all’applicazione delle sanzioni per il versamento carente in caso di rigetto dell’istanza.

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