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L’interpello è legato a Unico

L’interpello è preventivo, sia ai fini delle imposte sui redditi sia ai fini Iva, tenendo conto del termine di presentazione della dichiarazione e dunque indipendentemente dal termine previsto per la risposta. Inoltre, se la fattispecie riguarda più periodi di imposta e dunque più dichiarazioni, è ammissibile che l’interpello non presentato precedentemente alla prima dichiarazione potrà essere valutato anche in relazione agli adempimenti per i periodi di imposta successivi. Blocco, in ogni caso, se la questione interpello riguarda fattispecie già oggetto di controllo o accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate. Sono questi alcuni degli aspetti di interesse che emergono dalla lettura della circolare n. 9 dell’Agenzia delle entrate del 1 aprile scorso (si veda ItaliaOggi del 2 aprile 2016) con la quale l’amministrazione illustra il proprio pensiero in merito alle disposizioni di riforma dell’istituto del diritto di interpello contenuto nel dlgs 156 del 2015.

Il concetto di preventività dell’istanza di interpello. L’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo afferma che le istanze di interpello devono essere preventive rispetto alla dichiarazione ovvero all’assolvimento degli obblighi tributari che sono oggetto o che sono connessi alla fattispecie oggetto di interpello stesso. In passato, sulla questione, l’Agenzia delle entrate aveva interpretato la preventività dell’istanza tenendo conto non solo del termine di presentazione della dichiarazione ma anche dei termini previsti dall’ordinamento in relazione ai tempi di risposta disciplinati dalla legge. È noto, per esempio, come in tema di società di comodo, i documenti di prassi dell’amministrazione finanziaria indicassero come il termine finale per l’ammissibilità dell’istanza disapplicativa doveva tenere conto dei 90 giorni previsti per la risposta. Nel nuovo scenario del diritto di interpello, il concetto di preventività viene invece ancorato unicamente al termine di presentazione della dichiarazione senza alcun rilievo per i termini previsti dalla legge per le risposte che devono essere rese dall’amministrazione finanziaria. In linea di principio, dunque, l’istanza di interpello sarà da considerare validamente presentata anche il 29 settembre dell’anno di presentazione della dichiarazione riferita al periodo di imposta che è oggetto della dichiarazione medesima. Inoltre, in relazione al campo di applicazione dei tributi che possono essere oggetto di interpello, tale elemento di preventività rispetto alla dichiarazione viene assunto anche valevole ai fini Iva nonostante, come osservato dalla circolare dell’Agenzia delle entrate, in relazione a tale tributo, vi sono adempimenti prodromici rispetto a quello dichiarativo che rimane, comunque, il momento finale di assunzione di uno specifico comportamento.

Vi è però da osservare che, nella più parte delle ipotesi, la richiesta di interpello ha oggetto delle fattispecie che, naturalmente, vanno a incidere sulla determinazione del tributo e, dunque, di questo si deve tenere conto. Con la conseguenza che si renderà comunque opportuno, al di là dei tempi di risposta previsti dalla legge, tenere conto degli stessi in relazione agli adempimenti di versamento e non soltanto di quelli dichiarativi. Naturalmente, in questo contesto, si potrà tenere conto anche di quelle disposizioni normative che consentono gli interventi successivi sulle dichiarazioni, sia in termini di ravvedimento operoso che di dichiarazione integrativa a favore.

Gli effetti dell’interpello su più periodi di imposta. Di interesse appare il passaggio della circolare nel quale si osserva come il concetto di preventività può declinarsi in modo particolare laddove le questioni di interpello possano avere, in linea di principio, effetti su più periodi di imposta e dunque su più dichiarazioni. L’Agenzia afferma come, in queste ipotesi, in presenza di istanze presentate oltre il termine di presentazione della dichiarazione interessata dal quesito che è usualmente la prima dichiarazione, dovrà essere comunque apprezzato l’interesse del contribuente a conoscere la risposta dell’amministrazione finanziaria anche al fine di determinare il comportamento da tenere in sede di presentazione della dichiarazione relativa ai periodi di imposta successivi. L’esempio che viene formulato è quello del quesito in materia di ristrutturazioni edilizie e di relativa detraibilità, considerato che il bonus fiscale è suddiviso su più periodi di imposta. Posto che in linea di principio, dovrebbe trattarsi del caso in cui il comportamento oggetto di interpello non abbia trovato esplicitazione in dichiarazione, altro caso che può verificarsi è quello del riporto delle perdite post fusione ovvero, in generale, della possibilità di disporre di perdite. Come noto, infatti, le disposizioni di cui agli articoli 84 e 172 del Tuir rappresentano due ipotesi di interpello obbligatorio (cioè disapplicativo). Sulla base di quanto chiarito dall’amministrazione finanziaria, dunque, laddove successivamente alla operazione di fusione si intendano utilizzare perdite che sulla base della norma non sarebbero riportabili, sembrerebbe ammissibile la presentazione di un’istanza di interpello in relazione al periodo di imposta in cui le perdite, in concreto, saranno utilizzate e non necessariamente riferita al periodo di imposta in cui ha avuto effetti la fusione. Infatti, soltanto in relazione al momento di utilizzo «reale» delle perdite in compensazione si manifestano gli effetti dichiarativi sostanziali anche tenendo conto come, nel sistema, le perdite non hanno un limite temporale massimo di utilizzo in compensazione con i redditi imponibili.

Duilio Liburdi

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