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L’insolvenza europea può «raddoppiare»

Una società creditrice può avviare una procedura secondaria d’insolvenza transfrontaliera anche dinanzi ai giudici dello Stato membro in cui ha la sede legale la società già sottoposta a liquidazione. E questo anche quando l’azione principale è già iniziata dinanzi ai giudici dello Stato membro in cui vi è il centro degli interessi principale del debitore. Lo ha chiarito la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 4 settembre (causa C-327/13, Burgo).
Al centro della pronuncia della Corte Ue la ripartizione di giurisdizione tra i giudici degli Stati membri in base al regolamento n. 1346/2000 relativo alle procedure d’insolvenza transfrontaliere. È stata la Corte di appello di Bruxelles a chiamare in aiuto gli eurogiudici in relazione alla richiesta di un’azienda italiana che aveva avviato una procedura secondaria d’insolvenza in Belgio nei confronti di un gruppo societario sottoposto ad amministrazione controllata in Francia, centro degli interessi principali del debitore. Il commissario straordinario nominato dai giudici francesi aveva respinto l’istanza della ditta italiana per il recupero di un credito, che si era così rivolta ai giudici belgi per ottenere il credito legato alle merci fornite, non pagate.
Nodo della questione è se sia possibile, in caso d’insolvenza transfrontaliera, avviare una procedura in uno Stato membro nel quale non vi è una dipendenza che, in base al regolamento, è una condizione indispensabile per aprire una procedura secondaria. La Corte, a vantaggio dei creditori, ha fornito una nozione ampia e non formale di dipendenza. È vero, infatti, che in base al regolamento è tale «qualsiasi luogo di operazioni in cui il debitore esercita in maniera non transitoria un’attività economica con mezzi umani e con beni», senza alcun riferimento alla sede statutaria, ma – osserva la Corte – non si può escludere che queste condizioni siano rispettate nel caso in cui sul territorio di uno Stato membro vi sia la sede legale della società.
Per i giudici comunitari, poiché è necessario tutelare i diversi interessi in gioco, che si possono manifestare nella sede statutaria e non in quella del centro degli interessi principali del debitore, può essere incluso nella nozione di dipendenza il luogo della sede legale della società se vi è un minimo di organizzazione e stabilità.
Non solo. Per la Corte, il diritto di chiedere l’apertura di una procedura secondaria non può essere limitato ai soli creditori domiciliati o aventi la sede nello Stato nel quale si trova la dipendenza o ai creditori il cui credito derivi dall’esercizio della dipendenza. Di conseguenza, anche i creditori italiani potranno rivolgersi ai giudici belgi.

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