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L’Inps: pensioni, il 38% sotto mille euro Gli anticipi? «Tagli quasi permanenti»

Sì alla pensione anticipata, ma attenzione che l’Ape proposta dal governo taglierebbe l’assegno per sempre. L’avvertimento arriva dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ieri, presentando il rapporto annuale dell’istituto ha rilanciato la richiesta di introdurre la flessibilità in uscita, ma ha criticato l’ipotesi dell’Anticipo di pensione sotto forma di prestito da restituire in venti anni: «Non si può negare che rate ventennali di ammortamento pensionistico costituiscano una riduzione pressoché permanente della pensione futura». L’obiettivo della riforma, continua Boeri, deve essere quello di «garantire maggiore libertà di scelta senza creare generazioni di pensionati poveri».

Il presidente dell’Inps, presentando il rapporto nella sala della Regina alla Camera, ha voluto difendere gli immigrati, all’indomani dell’uccisione di stampo razzista, a Fermo, del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi: «Versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi». In molti casi, «i contributi previdenziali degli immigrati non si traducono poi in pensioni». Sono «ben altre», sottolinea Boeri, «le categorie che ricevono di più, spesso molto di più di quanto hanno versato», come i parlamentari e gli altri che godono di «vitalizi».

Se è stato critico sull’Ape — e anche sulla recente novità del part-time agevolato verso la pensione, che nel primo mese ha coinvolto appena 100 lavoratori —, Boeri ha invece giudicato positivamente il Jobs act. «Il numero dei contratti senza una data di scadenza è aumentato del 62%, addirittura del 76% per i giovani con meno di 30 anni». I contratti a tempo indeterminato sono cresciuti «di più di mezzo milione nel 2015». Ma «gli interrogativi più importanti riguardano la durata di questi miglioramenti», visto che non c’è più la generosa decontribuzione sulle assunzioni concessa nel 2015. Boeri appare ottimista perché all’aumento dell’occupazione avrebbe concorso anche il nuovo contratto a tutele crescenti che non prevede più il diritto al reintegro nel posto di lavoro per chi è licenziato senza giusta causa. E del resto, continua il presidente, chi temeva ondate di licenziamenti è stato smentito: «L’incidenza dei licenziamenti nel 2015 è diminuita del 12% rispetto al 2014». Il presidente ha quindi rivendicato i risultati dell’operazione «busta arancione», cioè l’invio a casa dei lavoratori della lettera con la simulazione della pensione. «Siamo stati tacciati di terrorismo, ma chi ha acceduto al servizio ha apprezzato la nostra iniziativa». Allarme, infine, sugli anziani non autosufficienti. «Nei prossimi 60 anni il numero di persone con più di 80 anni è destinato a triplicarsi». I 512 euro al mese dati con le indennità di accompagnamento «non bastano». E resta basso in generale il livello dei redditi con 6 milioni di pensionati (il 38%) sotto i mille euro al mese.

Sempre ieri, in audizione alla Camera il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, parlando dei sostegni alla famiglia, ha sottolineato, riguardo alle detrazioni Irpef per i figli, che «soltanto il 16,5% del beneficio totale viene percepito da famiglie a rischio di povertà».

Enrico Marro

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