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Link alle pagine deindicizzati. Google deve trattare con le pinze i dati sensibili

I motori generali di ricerca internet devono trattare con le pinze i dati sensibili. I link alle pagine con dati delicatissimi vanno eliminati (deindicizzati), a meno che non siano indispensabili per il diritto all’informazione. Ed è lo stesso motore generale di ricerca che, in prima battuta, deve bilanciare il diritto alla riservatezza dell’interessato con la rilevanza sociale della diffusione di informazioni, ad esempio, sulle convinzioni religiose o sui dati giudiziari. Sull’operato del motore generale di ricerca vigilano, comunque, garanti della privacy e giudici.Così ha deciso la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 24 settembre 2019 resa nella causa C-136/17. La pronuncia si inserisce nel mondo attuale in cui l’identità e la reputazione delle persone si forma e si perde a seconda dei dati che sono diffusi e rintracciabili in rete, mediante una ricerca su Google o su altri motori di ricerca analoghi. Peraltro il sistema delle relazioni interpersonali e sociali implica che la circolazione dei dati risponda anche a un interesse pubblico alla conoscenza, resa più accessibile (non necessariamente più veloce o più esatta) proprio dalla rete internet.

Nel caso specifico si è trattato di risultai forniti da Google contenenti rinvii a pagine in cui si trovavano informazioni su convinzioni religiose e politiche, vita sessuale, indagini e condanne penali. Si deve premettere che le norme sulla privacy dispongono il divieto di trattare dati sensibili, a meno che non ricorrano particolari situazioni, come il consenso esplicito o il fatto che i dati siano stati resi manifestamente pubblici dall’interessato. La prima questione affrontata e risolta positivamente dai giudici del Lussemburgo è se il divieto sia applicabile a Google o altro simile gestore o se sia incompatibile con il modo di operare dei motori di ricerca. La risposta positiva si basa sul fatto che il risultato esposto dal motore di ricerca è frutto di un’attività di elaborazione riconducibile allo stesso gestore: mettere un risultato, inserirlo in una certa posizione, formulare una sintesi sono tutte azioni di un trattamento autonomo. Il gestore di un motore di ricerca è, dunque, responsabile dell’indicizzazione di una pagina tratta da un certo sito e della visualizzazione del link tra i risultati; il motore di ricerca non è responsabile, invece, del fatto che dei dati compaiono su una pagina Internet pubblicata da terzi.

Peraltro la Corte rileva che, se, di norma, la privacy prevale sulla libertà di informazione degli utenti di Internet, la situazione si ribalta e ciò a seconda della natura dell’informazione, dell’interesse del pubblico a disporre dell’informazione, al ruolo che la persona riveste nella vita pubblica. La conclusione della Corte è che il gestore di un motore di ricerca, quando riceve una richiesta di deindicizzazione riguardante un link verso una pagina Internet nella quale sono pubblicati dati sensibili, deve verificare se l’inserimento del link, visualizzato in esito ad una ricerca effettuata a partire dal nome della persona, si riveli strettamente necessario per proteggere la libertà di informazione degli utenti di Internet. Inoltre se i dati sono stati manifestamente resi pubblici dalla persona interessata, si può dire di no alla richiesta di deindicizzazione, salvo sempre il diritto di opposizione.

Lo stesso bilanciamento va fatto per informazioni relative a procedimenti giudiziari e condanne, quando le informazioni si riferiscono ad una fase precedente del procedimento giudiziario e non corrispondono più alla situazione attuale. Se l’inserimento del link considerato è strettamente necessario per il diritto all’informazione, il gestore, dice la Corte, è in ogni caso tenuto, al più tardi al momento della richiesta di deindicizzazione, a sistemare l’elenco dei risultati in modo che sia evidente la situazione giudiziaria attuale: quindi in cima alla lista dei risultati devono comparire i link verso pagine Internet contenenti informazioni sulle ultime novità.

Antonio Ciccia Messina

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