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L’ingorgo fiscale di marzo tra tasse e sostegni

Cinque scadenze fiscali al giorno da qui alla fine di marzo. Sette se si escludono sabati e domeniche. I 127 appuntamenti nell’agenda delle Entrate mettono le imprese e i professionisti di fronte al più classico degli “ingorghi fiscali”, proprio mentre il coronavirus impone nuove chiusure e il Governo Draghi lavora al prossimo “decreto sostegni”.

Più di metà delle scadenze – 76 su 127 – riguarda pagamenti di imposte. È il risultato dell’incrocio tra gli appuntamenti ordinari e l’avvio del recupero dei tributi sospesi nel corso del 2020 a causa dell’emergenza Covid-19.

Pagamenti e test sulla liquidità

Il giorno più caldo – in termini di versamenti – è martedì 16 marzo, data in cui vanno presentati tra l’altro i modelli F24 per il pagamento dell’Iva mensile e di quella annuale del 2020, compresa quella derivante da split payment. Nello stesso giorno vanno saldate anche le ritenute, per un totale di oltre 40 possibili diverse trattenute, comprese quelle sui premi di produttività ai dipendenti.

Per molte aziende e autonomi il tour de force dei versamenti sarà anche una prova di liquidità. Ancora più difficile per tutte le attività costrette a fare i conti con il calo degli affari derivante dalle nuove zone arancioni o “quasi rosse”.

Chi non ha denaro in cassa dovrà in qualche modo fare di necessità virtù, anche perché le ipotesi circolate sul “decreto sostegni” non prevedono per ora un rinvio di questi appuntamenti. I più fortunati potranno spendere qualche credito d’imposta, sfruttando uno o più dei bonus introdotti sull’onda dell’emergenza Covid-19 dal Governo Conte; proprio lunedì scorso, ad esempio, le Entrate hanno sbloccato l’utilizzo del bonus ricerca e sviluppo maturato nel 2020. Chi non può giocarsi la carta dei tax credit, comunque, dovrà attingere ai risparmi o indebitarsi per pagare, oppure rinviare l’appuntamento alla cassa, sapendo però che tutto il dovuto andrà poi versato con le sanzioni, sia pure molto ridotte grazie al ravvedimento (di fatto lo 0,1% al giorno per i primi 14 giorni e poi a crescere). Difficile, invece, che entro il 16 marzo possa già essere accreditata la nuova tornata di aiuti per le imprese, cui sta lavorando in queste settimane l’Esecutivo.

Ad aggravare la situazione c’è anche il conto delle imposte rinviate nel 2020 il cui versamento è attualmente previsto per quest’anno. Uno stock di 12,25 miliardi, che oltre all’Iva e alle imposte dirette includono anche 2,5 miliardi di contributi previdenziali e quasi un miliardo di rate relative alla rottamazione-ter e al “saldo e stralcio”. Proprio su questi ultimi due fronti di riscossione, il “decreto sostegni” è orientato a rinviare al 31 luglio le rate del 2020 che erano già state rinviate al 1° marzo scorso e al 30 novembre quelle in scadenza quest’anno.

Dalla precompilata alla cessione del 110%

L’agenda fiscale di marzo non prevede solo versamenti. Ma anche una serie fittissima di comunicazioni, istanze e invii. Fino a dopodomani – mercoledì 10 marzo – si possono inviare “tardivamente” le dichiarazioni dei redditi 2020 (relative al 2019): una tempistica che risente della proroga al 10 dicembre scorso del termine d’invio ordinario.

Altra data chiave per le comunicazioni è il 16 marzo, quando banche, imprese e tutti gli altri “soggetti terzi” dovranno trasmettere al Fisco quasi un miliardo di dati necessari alla dichiarazione precompilata. Sempre martedì 16 andranno inviate le certificazioni uniche (Cu) dei dipendenti, che evidenzieranno con ogni probabilità il calo delle ritenute Irpef nel settore privato (-5,2% nel 2020 secondo le entrate tributarie) connesso al boom della cassa integrazione per la pandemia. A fine marzo, invece, vanno inviate le comunicazioni di cessione e sconto in fattura per il 110% e i bonus casa. Ma qui i numeri saranno molto più piccoli di quelli previsti per la precompilata.

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