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L’inglese Attestor parla italiano Dopo Stefanel compra anche Bim

Per la Banca Intermobiliare domani potrebbe essere il giorno della svolta: da boutique finanziaria delle famiglie torinesi, posseduta e guidata per decenni dalla «signora delle banche» Franca Bruna Segre, istituto di riferimento di Carlo De Benedetti e di altri big come Luca Cordero di Montezemolo (che dovrebbe avere ancora l’1% del capitale) diventata poi una controllata di Veneto Banca, ora Bim potrebbe diventare l’ennesima conquista di un fondo inglese specializzato in salvataggi, Attestor Capital. Un fondo che parla anche italiano sia per i suoi manager sia per gli investimenti già realizzati.

Domani è attesa la firma del contratto di cessione, che dovrebbe prevedere oltre al pagamento in contanti (si parla di circa 80 milioni di euro) anche un aumento di capitale da circa 100 milioni. A vendere è Veneto Banca in liquidazione coatta amministrativa, che ha messo sul mercato l’intera quota del 71%. L’offerta di Attestor è stata selezionata dai liquidatori Alessandro Leproux, Giuliana Scognamiglio e Fabrizio Viola (l’ex ceo) e dall’advisor Lazard come la migliore, preferendola a quella del riassicuratore panamense Barents Re. Ma il condizionale è d’obbligo.

Con un colpo di coda, ieri Barents Re — rappresentata in Italia da Giancarlo Innocenzi Botti, ex sottosegretario alle Comunicazioni nel governo Berlusconi II — ha fatto sapere di aver mandato una lettera di diffida ai liquidatori chiedendo l’accesso agli atti della procedura di vendita di Bim, in vista di un eventuale ricorso al Tar. Barents rivendicherebbe che la sua offerta — si parla di circa cento milioni — sarebbe più alta di quella di Attestor, che però sarebbe stata preferita anche dalle autorità di controllo, Bankitalia e Bce, per le maggiori garanzie offerte e per l’esperienza già maturata dal fondo nel salvataggio di istituzioni finanziarie in Europa. In Borsa Bim capitalizza 147 milioni, e di conseguenza la quota di Veneto Banca vale circa 102 milioni. Attestor inoltre ha sposato il piano industriale di Bim presentato dall’amministratore delegato Giorgio Girelli, che punta a concentrare l’istituto nel private banking di fascia alta. In quest’ottica proprio ieri è stata chiusa la vendita di Bim Suisse a Banca Zarattini per 40,4 milioni di franchi svizzeri, con Bim che ha rilevato da Bim Suisse il 100% di Patio Lugano per 15,05 milioni di franchi svizzeri.

I due pretendenti di Bim hanno avuto fortune diverse in Italia. Mentre Barents ha provato a rilevare CariChieti, Attestor si è affermato in vari turnaround industriali. Nel giro di un anno ha rilevato, insieme con il fondo Oxy Capital creato da Stefano Visalli, quote di maggioranza in Olio Dante, in Ferroli (caldaie) e, poche settimane fa, in Stefanel. In totale Attestor e Oxy hanno finora investito metà dei 200 milioni del fondo che hanno messo in piedi per investimenti in Italia. L’interesse per il Paese è alimentato anche dalla presenza tra i manager di Attestor di Pietro Stella, ex Deutsche Bank esperto in npl, e del finanziere italo-americano David Alhadeff.

I capitali non mancano: Attestor dichiara di avere 4 miliardi di sterline in gestione, la maggioranza dei quali da fondi universitari e family office. Tecnicamente non si considera un private equity visto che l’investimento può anche essere a lungo termine. Attestor finora ha operato soprattutto nei salvataggi di istituzioni finanziarie. Nel 2015 in Austria ha rilevato dal governo di Vienna, in tandem con il fondo Interritus, la banca Kommunalkredit Austria, specializzata nel project finance. Lo scorso marzo ha comprato il 10% della islandese Arion Banki nell’ambito della privatizzazione dell’istituto da parte del governo di Reykjavík, nonché la sua controllata Valitor, che è tra i principali fornitori di servizi di pagamento per carte di credito e debito. In queste settimane in Irlanda sta chiudendo l’acquisto del 100% della EAA Covered Bond Bank, un istituto messo in vendita in seguito allo spezzatino della tedesca WestLb.

Ci sono poi le operazioni più aggressive: Attestor ha fatto parlare di sé l’anno scorso per avere rilevato una grande fetta del bond «Fresh 2003» di Mps avviando una dura contesa legale per il riconoscimento del debito da parte dell’istituto e dunque accedere alla conversione del bond in nuove azioni Mps. Una partita ancora aperta. Infine c’è la gestione dei non performing loan, uno dei business principali di Attestor. E Bim ne ha parecchi: circa 550 milioni di cui 400 sofferenze.

Fabrizio Massaro

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