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L’Inghilterra prepara una maxi-emissione con scadenza 100 anni

di Nicol Degli Innocenti

George Osborne allunga gli orizzonti: il cancelliere dello Scacchiere britannico ha in programma un'emissione di bond a cento anni o persino "perpetui" per sfruttare il più a lungo possibile gli attuali tassi d'interesse ai minimi storici. La decisione, che verrà annunciata la settimana prossima quando Osborne presenterà il Budget 2012, punta secondo il Tesoro a «bloccare i benefici dello status di rifugio sicuro internazionale che ha la Gran Bretagna» e a fare in modo che «generazioni future potranno pagare meno in interessi sul debito grazie alla credibilità fiscale del Governo».
Allo stato attuale il bond a più lunga maturazione è di 50 anni emesso nel 2005, che ha un rendimento del 3%, mentre i gilt a dieci anni hanno un rendimento del 2%, il livello piú basso da oltre un secolo. La durata media attuale delle emissioni britanniche è di 14 anni, molto superiore a quella degli altri Paesi occidentali, che è una delle ragioni per cui viene considerato un Paese stabile e mantiene un rating tripla A. Osborne ha giá dichiarato che la priorità del Governo resta quella di tutelare la credibilità finanziaria e la reputazione internazionale della Gran Bretagna senza deviare dal programma di austerità e di tagli.
Il Tesoro ieri ha paragonato il bond centennale a un mutuo a tasso fisso e a lungo termine e ha sottolineato che grazie ai tassi a livelli bassi la Gran Bretagna nei prossimi cinque anni risparmierà 20 miliardi di sterline di interessi sul debito. L'ultima volta che la Gran Bretagna ha fatto ricorso a un "gilt perpetuo" è stato nel 1932, per ripagare gli immensi costi della Prima Guerra Mondiale. Il prestito di guerra ha un tasso d'interesse del 3,8% che il Governo sta ancora pagando. Nel mondo il Messico, la società francese Gdf Suez e la banca olandese Rabobank sono tra i pochi ad avere emesso bond a cento anni.
Se dal punto di vista del Governo l'iniziativa ha una chiara logica, restano molti dubbi sui benefici per gli investitori di un rendimento cosí basso. Le prime reazioni non sono state entusiastiche: «Un bond a cento anni sarebbe troppo lungo per la maggior parte dei fondi pensione e non credo che molti li comprerebbero –, ha dichiarato ieri Joanne Segars, chief executive della National Association of Pension Funds –. I fondi pensione stanno cercando scadenze index-linked a 30, 40 e 50 anni e vorrebbero vedere piú emissioni di questo tipo. Anche se la durata di cento anni è attraente, resta il punto interrogativo sul rendimento per gli investitori».
Alcuni economisti hanno rilevato inoltre che i tassi d'interesse sono tenuti artificialmente bassi dai massicci interventi di quantitative easing della Banca d'Inghilterra, e che quindi i rendimenti attuali sono il risultato di un mercato falsato, non il riflesso della credibilità internazionale del Governo. «I tassi bassi sono un sintomo della debolezza dell'economia, non della sua forza – ha detto Jonathan Portes, capo del National Institute of Social and Economic Research –. Di fatto, se ci sarà ripresa gli investitori ci perderanno».

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