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L’inflazione sale all’1,3% ma in Germania è il doppio

Il forte rincaro dei prezzi dell’energia fa correre l’inflazione nella zona euro, molto meno in Italia. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, a maggio resta invariato su base mensile, mentre su base annua sale dell’1,3% dal +1,1% di aprile. Si tratta del quinto aumento consecutivo, ma ben al di sotto del livello «salutare» per l’economia, individuato in un valore vicino ma sotto il 2% dalla Bce guidata da Christine Lagarde per i suoi interventi di politica monetaria.

Però non in tutti i Paesi della zona euro i prezzi si muovono allo stesso modo. Se la Francia sembra in linea con il nostro Paese (l’inflazione tendenziale è salita dell’1,4% dall’1,2% di aprile), in Germania l’indice dei prezzi al consumo, con un balzo mensile dello 0,5%, è aumentato del 2,5% tendenziale, più delle attese, spinto non solo dalla crescita dei prezzi dell’energia, ma anche dalla fine della riduzione dell’Iva, introdotta durante la pandemia del Covid, e per la nuova carbon tax. Ma la corsa potrebbe continuare, salendo fino al 4% a fine anno, secondo la Bundesbank, la Banca centrale tedesca. In Spagna i primi dati indicano addirittura un indice dei prezzi al consumo volato al 2,7% dal +2,2%.

La ripresa in atto a livello globale, certificata dalla correzione al rialzo, ieri, delle previsioni dell’Ocse, potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sui prezzi. L’organizzazione di Parigi stima una crescita per l’Italia del 4,5% quest’anno (anche secondo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco il Pil supererà il 4%) e del 4,4% il prossimo. In Spagna il Pil dovrebbe addirittura salire del 5,9% nel 2021 e del 6,3% nel 2022; in Francia rispettivamente del 5,8% e del 4%, mentre in Germania aumenterà del 3,3% nel 2021 e e del 4% nel 2022 prossimo. Oggi Eurostat pubblicherà le stime flash per l’inflazione media nella zona euro. Gli economisti si attendono un aumento annuo dell’1,9% (dal +1,6% di aprile). I banchieri centrali insistono che l’aumento dei prezzi è «temporaneo». Ma quel numero potrebbe spingere i «falchi» della Bce ad avviare la discussione sui tempi per ridimensionare gli aiuti all’economia. Secondo li Wall Street Journal, dopo il 3,1% toccato dall’inflazione Usa a maggio, anche nel board della Fed c’è chi vorrebbe già cominciare di tapering, a dispetto delle dichiarazioni del presidente Jay Powell.

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