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L’inflazione riparte, a gennaio prezzi su dell’1%

Nel coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, detto Semestre europeo, l’Italia resta nel mirino per il mancato contenimento del maxi debito e per altri squilibri macroeconomici eccessivi. La Commissione europea ha minacciato di chiedere all’Eurogruppo/Ecofin una procedura sanzionatoria, se il governo non manterrà la promessa del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan di una manovra dello 0,2% del Pil entro aprile. Le procedure potrebbero poi salire a tre (due per il debito, una per gli squilibri). «Faremo la correzione senza manovrine depressive», ha rassicurato il premier Paolo Gentiloni.

Il vicepresidente della Commissione europea, il lettone Valdis Dombrovskis, e il commissario per gli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, hanno escluso il rischio di una «tempesta perfetta», provocata da difficoltà nei conti pubblici, crediti deteriorati del sistema bancario e instabilità politica conseguente ai contrasti nel Pd dell’ex premier Matteo Renzi. Ma Moscovici, rinviando il giudizio a maggio, ha specificato che «a questo stadio l’Italia non rispetta la regola del debito». Per Dombrovskis «tutte le opzioni sono aperte, compresa quella della procedura per squilibri macroeconomici».

La Commissione stima il debito in salita oltre il 133% del Pil nel 2017 e 2018 (l’obiettivo è il 60%). Lo considera «una fonte maggiore di vulnerabilità nel medio termine». Il mancato contenimento è ampio anche a causa del peggioramento del deficit strutturale. Aggravi spuntano dal «possibile costo sostenuto dal governo per la ricapitalizzazione di banche italiane deboli e la compensazione di detentori di obbligazioni subordinate, così come l’emissione di garanzie per veicoli di cartolarizzazione di crediti deteriorati».

Per la Commissione il sistema bancario «si sta lentamente riprendendo, ma appare più debole rispetto a quello di altri Paesi Ue». Per Dombrovskis «continua a essere vulnerabile agli shock» ed «è necessario fare di più» per rafforzarlo. All’Italia viene riconosciuto di aver avviato utili riforme (giustizia, pubblica amministrazione, mercato del lavoro), da tempo però in «rallentamento». Mentre restano necessarie perché complessivamente gli squilibri macroeconomici (tra gli altri, debole competitività, alto tasso di disoccupazione, vuoti di politiche nella concorrenza, nel Fisco, nell’anticorruzione) «non hanno iniziato a essere corretti in misura significativa».

Padoan ha rivendicato l’apprezzamento di Bruxelles per «l’ampiezza delle riforme avviate e realizzate», pur ammettendo che bisogna «fare di piu». Ha aggiunto il problema dei discussi contratti del Tesoro su derivati, che a fine 2016 provocavano una perdita potenziale di 37,8 miliardi. Nel 2016 circa un miliardo è stato pagato a una banca per l’esercizio di una clausola di estinzione anticipata.

Sul debito potrebbe influire la ripresa dell’inflazione. Per l’Istat, a gennaio è salita dello 0,3% su base congiunturale e dell’1% sullo stesso periodo del 2016 (massimo dall’agosto 2013).

Ivo Caizzi

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