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L’inflazione e lo stop a J&J non spaventano i mercati

L’inflazione Usa non spaventa (per il momento) i mercati azionari. Il rialzo oltre le attese mostrato ieri dall’indice dei prezzi al consumo statunitense (+2,6% su base annuale a marzo, dato più alto dall’agosto 2018) non viene evidentemente ritenuto sufficiente dagli investitori per indurre la Federal Reserve a rivedere le misure di sostegno. né ad anticipare un rialzo dei tassi che resta ancora lontano nel tempo. A contribuire a gettare acqua sul fuoco che poteva covare sotto agli indici di Borsa hanno paradossalmente contribuito anche le notizie sui problemi legati ai vaccini marchiati Johnson & Johnson.

Un’eventuale frenata della campagna di immunizzazione della popolazione comporterebbe infatti anche un rallentamento della ripresa economica post-Covid, la cui avanzata oltre le attese aveva portato nelle scorse settimane il mercato a riconsiderare il livello dei tassi obbligazionari e di conseguenza influenzato anche l’azionario. Sono quindi da leggere in questo senso tanto i movimenti dei titoli di Stato Usa, con il rendimento del decennale in leggero ribasso all’1,67%, quanto l’arretramento del dollaro, che ha a sua volta riportato l’euro oltre la soglia di 1,19 ai massimi da tre settimane.

Da oggi Wall Street inizierà a prendere le misure con i bilanci societari. La stagione delle trimestrali, tema di cui si parla in modo più approfondito a pagina 23, entrerà infatti nel vivo con i dati delle banche Goldman Sachs, JpMorgan e Wells Fargo. Gli analisti si attendono una crescita media del 25% per gli utili delle società dell’indice S&P 500 rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente, grazie proprio soprattutto alla spinta del settore finanziario. Pure in Europa i listini hanno terminato in terreno positivo, nonostante anche in questo caso un indice Zew sulla fiducia degli investitori in calo (70,7 punti) e al di sotto le attese ad aprile.

A primeggiare nel Vecchio Continente, per il secondo giorno consecutivo, è stata Piazza Affari (+0,59% per il Ftse Mib), seguita da Parigi (+0,36%) e Francoforte (+0,18%). Sul listino milanese si sono viste prevedibili prese di beneficio su Diasorin (-1,07%) il giorno dopo il balzo legato alle acquisizioni in terra statunintense. Ha contribuito invece a rialzare il tono Amplifon, in rialzo del 6,82% dopo la revisione del giudizio da parte dell’agenzia S&P, che ha migliorato l’outlook a «stabile» da «negativo».

Da segnalare infine una nuova operazione del Tesoro italiano, che ha collocato titoli a 3, 10 e 15 anni per complessivi 7,75 miliardi di euro a tassi in leggera risalita rispetto al mese precedente. Nel dettaglio, il rendimento del titolo triennale (scadenza aprile 2024) è salito a -0,17% da -0,22% del collocamento di marzo, quello del decennale (giugno 2026, con scadenza però residua di cinque anni) allo 0,12% dallo 0,05% di un mese fa, mentre il tasso del BTp a 15 anni (marzo 2037) è risalito all’1,26% dall’1,05% dell’asta di novembre. Resta comunque sostenuta la domanda degli investitori, che complessivamente ha raggiunto 11,177 miliardi, nel giorno in cui il tasso del decennale ha terminato la seduta allo 0,75%, per uno spread nei confronti del Bund di pari durata a 104 punti base.

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