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L’inflazione cala ancora è ai minimi dal 2009 Padoan: nessun rischio

Prezzi e listini restano inchiodati al minimo: ieri l’Istat ha confermato l’inflazione di marzo, scivolata allo 0,4 per cento annuo e in ulteriore discesa rispetto allo 0,5 del mese precedente. Un risultato che ci riporta indietro all’ottobre del 2009, anno di piena crisi, e che la statistica spiega soprattutto con il fermo dei prezzi di alimentari e carburanti, precisando però che l’«attenuazione delle dinamiche» colpisce quasi tutti i settori. Una caduta dei listini che risulta dunque generalizzata, e che è visibile anche nel «carrello della spesa», ovvero nella lista dei prodotti a maggiore acquisto: a marzo, hanno segnato una flessione dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente. L’andamento e la lunga tendenza al ribasso riaccendono di fatto i fari sul pericolo deflazione, ovvero sul rischio che l’attesa di prezzi sempre più bassi freni ulteriormente i consumi e inneschi la spirale della recessione.

Guardando ai dati delle singole città, i numeri parlano chiaro: la punta d’inflazione è il contenuto 1,1 di Bolzano, ma Roma è a quota zero e Venezia a meno 0,2 (a febbraio era addirittura a meno 0,5). Risultati che preoccupano molto i commercianti per via della domanda che continua a restare bassa a fronte di prezzi dei servizi che, al contrario, continuano a viaggiare con una inflazione annua del 4,1 (Confcommercio). Per Confesercenti, invece, i dati alimentano lo «spettro deflazione» che finirebbe per rendere «ancora più pesante l’onere del debito ».
I prezzi di marzo rimanderebbero quindi all’allarme lanciato, nei giorni scorsi dal Fondo monetario internazionale, ma rispetto al quale il ministro dell’Economia ha gettato acqua sul fuoco. Secondo Pier Carlo Padoan l’Fmi, in realtà dimostra «moderato ottimismo ». Negli ultimi incontri, ha assicurato parlando ai microfoni di «Radio 24», si è ribadito che a trainare il motore della crescita europea dovranno essere le riforme strutturali e «il rafforzamento del sistema finanziario in un contesto di finanza pubblica in equilibrio ». Il dibattito sulla deflazione c’è stato, ha precisato, ma «da parte europea si è sostenuto con molto vigore che l’Europa non è in deflazione, ma è in un contesto di bassa inflazione che deve essere salvaguardatae monitorata attentamente dalla Bce, cosa che sta puntualmente succedendo».
In realtà, il messaggio espresso dal Fondo solo pochi giorni fa nel suo «World economic outlook» era stato esplicito e confermava le tensioni fra Fmi e Bce. In Europa, chiariva il Fondo, il rischio deflazione resta «relativamente alto», pari al 20 per cento e la Banca centrale veniva invitata ad agire al più presto attraverso un «taglio aggressivo dei tassi ». Un vero e proprio pressing fatto dal direttore generale Christine Lagarde che Mario Draghi, presidente della Bce non aveva affatto gradito.
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