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Linee guida per studi associati

In arrivo le linee guida per gli studi associati di piccole, medie e grandi dimensioni. A metterle a punto entro il prossimo mese, sarà l’Asla, l’Associazione degli studi legali associati. Lo anticipa ad Affari Legali Giovanni Lega, da oltre un decennio presidente di Asla e fondatore di Lca Lega Colucci Associati.

«Un futuro professionalmente sostenibile per i molti giovani avvocati che vogliono iniziare a svolgere l’attività legale una volta ottenuta l’abilitazione passerà sempre più verso formule associative, per loro natura snelle, veloci e sostenibili.

Le sole, stante l’attuale crisi economica e il sovraffollamento dei professionisti, a permettere di iniziare l’attività», dice Lega. «Per questo come Asla abbiamo promosso uno studio che, partendo dall’analisi dell’evoluzione negli ultimi 15 anni, si concretizzerà in un documento contenente le linee guida migliori per realtà di piccole, medie e grandi dimensioni».

Il documento vedrà la luce a metà novembre quando, in occasione dell’assemblea dei soci, si terrà un Consiglio di amministrazione straordinario che dovrà discutere e approvare le linee guida con i modelli virtuosi suggeriti. «Si tratta di un lavoro che parte da lontano. Ci siamo sempre confrontati con le componenti professionali e di categoria sui vantaggi che la formula dello studio associato presenta», spiega Lega.

Asla, come noto, raccoglie intorno a se oltre 100 studi legali nazionali o filiali italiane di law firms internazionali, di diversa dimensione. Attualmente, nelle circa 100 sigle associate, operano oltre 6000 avvocati, che contribuiscono per quasi l’80% del totale versato dagli avvocati alla Cassa Forense.

La realtà Asla è composta per il 10% da studi di piccola dimensione (da 10 a 20 componenti), il 60% di studi di medie dimensioni (da 20 a 80 professionisti) e per il 30% da grandi studi (con oltre di 80 professionisti). «I vantaggi della forma associativa sono di immediata comprensione se si pensa a giovani che, abilitati alla professione, vogliono iniziare l’attività professionale. Permette delle economie di scala, valorizza le rispettive competenze e permette di fare delle sinergie e di costituire un network di relazioni», sottolinea Lega.

Tornando al documento, Asla intende evidenziare le dinamiche e i vantaggi che portano alla costituzione di studi associati. «L’esigenza di assistere il cliente a tutto tondo in un ambiente che richiede una specializzazione crescente, e la ricerca di economie di scala. Sempre di più si richiede un lavoro di squadra, che sia in grado di coniugare efficienza e flessibilità, competenza e puntualità e, per questo, occorre mettere in campo team affiatati e preparati senza mai smarrire il rapporto personale con il cliente», aggiunge Lega.

Una delle caratteristiche dell’esperienza italiana degli studi legali associati che Asla evidenzia ed intende approfondire è la compartecipazione di dottori commercialisti. «La presenza di dottori commercialisti è legata all’esigenza di assistere sempre di più la clientela per problematiche fiscali; in questo caso ci si avvale sempre più di esperti della materia che possono essere sia avvocati specializzati in diritto tributario che dottori commercialisti. Non è infrequente poi il caso che vede lo stesso professionista in possesso dei due titoli ancorché iscritto ad un solo albo professionale. La multidisciplinarietà è sempre più frequente; in Asla sono presenti numerosi membri che adottano questa soluzione», spiega.

Quali prospettive può avere questa formula nell’attuale dinamica della professione forense? «Gli studi legali associati sono diventati ormai il punto di riferimento di gran parte dell’imprenditoria e il loro ruolo nel tessuto economico del paese trova giorno dopo giorno segni tangibili di riconoscimento ed attenzione da parte dell’intero mondo dell’avvocatura – ad esempio Ordini Forensi, Cassa Forense e Cnf – con i quali si è stabilita nel tempo una consuetudine di rapporti ed una condivisione di idee e, talvolta, di progetti. I giovani sembrano oggi sempre più orientati ad utilizzare la forma associativa e se si riuscirà a far capire al nostro legislatore alcune esigenze di base sarà sempre più diffusa» sottolinea Lega. Infine, un richiamo al ruolo femminile nello studio associato. Quali sono le sfide per le donne avvocato nei prossimi 3-4 anni? «Negli studi legali associati, come in tanti contesti lavorativi, occorre agire affinché la parità di chances tra uomini e donne diventi sostanziale, e non solo formale, puntando, ad esempio, su modalità lavorative e metodi di valutazione che privilegino i risultati concreti dell’attività del professionista e non il presenzialismo, talvolta fine a se stesso» conclude Lega.

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