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Linea morbida sulle sanzioni

Favor rei a largo raggio sulle sanzioni tributarie. Così la Corte di cassazione, con la sentenza 1656 del 24 gennaio 2013.

La vicenda investe l’applicabilità di diverse sanzioni tributarie collegate all’omesso versamento di imposte. Trattasi di sanzioni vigenti fino alla data di entrata in vigore del nuovo regime sanzionatorio (1° aprile 1998).

Sono ancora molte le vicende pendenti e risalenti a questi anni, seppure lontani nel tempo.

Ma la sentenza esprime un principio di valenza generale, atteso che anche dopo l’entrata in vigore del nuovo regime sanzionatorio numerose volte le sanzioni sono cambiate (e cambieranno ancora), e quindi un problema di successione delle regole nel tempo si pone costantemente.

I principi di diritto.

La Corte, componendo le varie affermazioni contenute nelle molteplici sentenze che si sono interessate della questione, ritiene operanti i seguenti principi:

– la nuova disciplina sostituisce al principio di ultrattività delle sanzioni tributarie quello di favor rei;

– tale ultimo principio si esplica in due affermazioni:

o nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che secondo la legge posteriore non costituisce violazione punibile;

o se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa si applica la legge più favorevole. Queste affermazioni trovano un preciso riscontro nell’art. 3 del dlgs n. 472/1997. Questa norma è molto importante perché contiene un ben preciso precetto «a regime», ma è accompagnata da altra norma altrettanto importante, stavolta a carattere transitoria: precisamente ci riferiamo all’art. 25 dello stesso decreto, che stabilisce che il detto art. 3 è applicabile anche alle violazioni commesse anteriormente al primo aprile 1998, alla condizione però che il procedimento sia in corso.

Domanda necessaria. Un quesito molto importante è quello relativo all’applicabilità o meno d’ufficio. Infatti, non è affatto detto che le parti abbiano invocato nel corso del giudizio il favor rei.

La Corte di cassazione ribadisce però che il giudice può e deve applicare questo principio anche d’ufficio e che questa regola è applicabile in ogni stato e grado di giudizio.

Questa affermazione necessita dell’ulteriore precisazione secondo cui anche nel giudizio di legittimità il giudice deve applicare il favor rei, con il solo limite che «il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo (Cass. n. 4408/2001)».

Il decesso del contribuente. L’art. 8 del decreto 472 del 1997 stabilisce che le sanzioni tributarie non si trasmettono agli eredi.

Questa disposizione presenta una forte correlazione con quella sopra illustrata. Infatti, vigente la pregressa disciplina, esistevano due tipi di sanzioni:

– le soprattasse;

– le pene pecuniarie.

Le prime avevano funzione risarcitoria, e dunque si riteneva fossero trasmissibili agli eredi; diversamente le seconde, che, stante la funzione (prevalentemente o esclusivamente) affittiva, secondo la stessa tesi dell’amministrazione finanziaria non potevano essere trasmesse agli eredi.

Anche questa norma trova applicazione (oltreché a regime) ai procedimenti in corso al 1° aprile 1998

Anche questa norma trova applicazione a prescindere dall’espressa formulazione di una domanda giudiziale; anzi, la dottrina è propensa a ritenere che non rilevi nemmeno l’eventuale intervenuta definitività dell’atto impositivo, né l’eventuale sentenza di conferma dell’azione impositiva, e, tutto ciò, a prescindere dalla circostanza che la morte sia intervenuta prima o dopo di tali eventi.

L’incertezza della norma tributaria. La sentenza 8825/2012 fornisce poi un ulteriore contributo sulla delicata materia della concreta applicabilità delle sanzioni tributarie in caso di «incertezza» nell’applicazione delle norme.

La disposizione interessata è l’art. 6 del dlgs n. 472/1997, ma analogo principio è rinvenibile nel processo tributario (art. 8, dlgs n. 546/1992) e nello Statuto del contribuente (art. 10, legge 212/2000).

Nella citata sentenza, la Corte fornisce una elencazione delle ipotesi che consentono la disapplicazione delle sanzioni proprio in virtù di tale incertezza. Esse sono:

1) nella difficoltà d’individuazione delle disposizioni normative;

2) nella difficoltà di confezione della formula dichiarativa della norma giuridica;

3) nella difficoltà di determinazione del significato della formula dichiarativa individuata;

4) nella mancanza di informazioni amministrative o nella loro contraddittorietà;

5) nella mancanza di una prassi amministrativa o nell’adozione di prassi amministrative contrastanti;

6) nella mancanza di precedenti giurisprudenziali;

7) nella formazione di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, magari accompagnati dalla sollecitazione, da parte dei giudici comuni, di un intervento chiarificatore della Corte costituzionale;

8) nel contrasto tra prassi amministrativa e orientamento giurisprudenziale;

9) nel contrasto tra opinioni dottrinali;

10) nell’adozione di norme di interpretazione autentica o meramente esplicative di norma implicita preesistente.

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