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Linea di credito da 13 banche per far fronte ai costi del Dieselgate

Volkswagen sigla un prestito ponte da 20 miliardi per far fronte ai costi immediati dello scandalo dieselgate, mentre segnali preoccupanti sul fronte delle vendite arrivano dal mercato interno tedesco. La notizia del prestito ponte è stata anticipata dall’agenzia Reuters, secondo la quale il gruppo di Wolfsburg avrebbe raggiunto l’accordo con un pool di 13 banche per un prestito da 20 miliardi della durata di un anno, che verrebbe erogato in tranche da 1,5 o 2,5 miliardi per ciascuna banca. Sempre secondo Reuters, gli istituti di credito avrebbero offerto complessivamente 29 miliardi .
L’obiettivo dell’azienda tedesca è soddisfare le prevedbili esigenze di liquidità addizionale legate allo scandalo dieselgate, senza appesantire eccessivamente gli oneri finanziari: poiché?le agenzie di rating hanno tagliato le loro valutazioni, per Vw i costi del rifinanziamento sui mercati sono cresciuti in misura significativa. La scadenza di un anno è coerente con le previsioni di Vw sui tempi di uscita dallo scandalo, quanto meno dalla fase più impegnativa: l’amministratore delegato di Vw, Matthias Müller, ha detto alla rivista Stern: «Spero che per la fine dell’anno prossimo ne saremo abbondantemente fuori». Müller è però conscio che il fronte delle rivendicazioni dei clienti e delle denunce all’impresa tedesca resterà aperto «presumibilmente per anni». Per far fronte ai costi, tutti dovranno fare sacrifici: «Se Volkswagen deve tirare la cinghia, dovremo farlo anche noi del board». Come è già emerso nelle scorse settimane, i dipendenti di Vw dovranno rinunciare con ogni probabilità al bonus annuale. Come detto, Vw ha perso quota a novembre anche sul mercato tedesco:?i dati resi noti dalla Kba, l’ente tedesco per la motorizzazione, mostrano che le immatricolazioni della marca Vw sono calate del 2%?a fronte di un mercato cresciuto di quasi il 9%, con una quota di mercato scivolata dal 23,6% al 21,3%. È andata leggermente meglio all’Audi, con un incremento del 3%, mentre sono diminuite dello 0,4% le vendite della Porsche. I?dati negativi si aggiungono a quelli comunicati martedì sul mercato staunitense, dove Vw ha venduto a novembre il 25%?in meno rispetto a un anno prima. In Germania quasi tutte le concorrenti hanno approfittato dello scivolone di Vw:?Ford (+22%), Opel (+11%), Peugeot (+13%) e Renault (+19%);?la marca Fiat ha guadagnato il 7 per cento.
Martedì è intanto iniziata a Wolfsburg la riunione annuale dei dipendenti tedeschi di Volkswagen; ?i principali esponenti delle famiglie Porsche e Piëch, azioniste di maggioranza del gruppo, hanno approfittato dell’occasione per ribadire il sostegno all’azienda. «I? posti di lavoro sono un asset molto importante che non va disperso» ha detto Wolfgang Porsche, presidente della holding familiare Porsche Automobil Holding SE ai circa 20mila dipendenti riuniti a Wolfsburg, avvertendo però che «nessuno può mettere la testa sotto la sabbia e credere che lo scandalo dei gas di scarico possa passare come un temporale dopo il quale torna il sereno. Alla riunione dei dipendenti hanno partecipato anche il consiglio di amministrazione al completo, guidato dall’amministratore delegato Müller, e il ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel (SPD). Un’altra testimonianza, se ce ne fosse bisogno, di quanto il Governo di Berlino sia vicino, anche in questo momento difficile,alla maggiore azienda automobilistica del Paese. Il taglio del rating da parte di Standard & Poor’s, a Bbb+ rispetto al precedente A-, ha fatto virare al ribasso il titolo Volkswagen già martedì sera, e la tendenza è proseguita ieri:?le azioni privilegiate (quelle più diffuse presso gli investitori)?hanno ceduto ieri il 2% circa a quota 128 euro, dopo aver perso fino al 4% durante la seduta. Dopo il crollo dai 162 euro pre-scandalo ai meno di 90 dei primi giorni di ottobre, le azioni Vw hanno comunque recuperato oltre il 40% rispetto ai minimi.

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