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L’industria Usa spinge le Borse

di Vittorio Carlini

La macroeconomia è tornata market mover. Certo, il tema del debito pubblico resta sullo sfondo. Ieri però, in una seduta dove Milano ha indossato la maglia nera (-0,2%) e l'S&P500 ha proseguito nel suo rally (+0,64%), il «la» ai listini lo hanno dato soprattutto i numeri congiunturali. La prova? È presto detto: in avvio di seduta le Borse europee, esclusi per l'appunto il Ftse Mib e lo stesso Ibex spagnolo, sono partite al rialzo. La spinta è arrivata dal Pmi cinese: pubblicato in nottata, è salito a quota 53,1. Un'ottimismo dei direttori degli acquisti di Pechino che, giocoforza, ha contagiato l'equity Ue. A ben vedere, anche gli spread ne hanno giovato: quello del BTp sul Bund, per esempio, è calato fino al minimo intraday di 315 punti base (330 in chiusura). Una volta tanto, però, la correlazione inversa con Piazza Affari non ha funzionato: quest'ultima infatti ha continuato a scendere. Un ribasso, peraltro, accentuato da un altro numero macro: sempre di fiducia dei manager per gli acquisti si è trattato, ma questa volta delle aziende europee. Qui, però, il dato non è stato positivo: in marzo si è assestato a 47,7 cioè un livello che segnala la contrazione economica. In un simile contesto, con il tasso di disoccupazione Ue ai massimi dal 1997 (10,8%), il differenziale italiano (analogamente a quello spagnolo) è rimbalzato verso l'alto.
In quel momento, come per "incanto", la correlazione inversa con la Borsa ha ripreso a funzionare. Così il paniere delle blue chip italiane, schiacciato anche da un report di Morgan Stanley secondo cui le banche europee devono raccogliere altri 100 miliardi di capitalizzazione, ha ampliato le perdite. Il Ftse Mib, in controtendenza con le altre Borse europee, è arrivato a perdere quasi il 2%. La premessa di un lunedì nero? Per fortuna no: l'aiuto, come spesso accade, è giunto dall'altra sponda dell'Atlantico. Wall Street, partita in calo, ha virato in positivo a metà pomeriggio. Il motivo? Ancora una volta i numeri macro: l'indice Ism manifatturiero di marzo, infatti, è aumentato da 52,4 a 53,4. Un valore superiore anche alle stime. Certo, la spesa per le costruzioni Usa ha sorpreso negativamente. Tuttavia, ciò non ha eliminato l'indicazione positiva sulla crescita statunitense. Un sentiment, unito alla nuova effervescenza sul fronte dell'M&A con l'Opa ostile da 10 miliardi di dollari lanciata dal gruppo Coty sui cosmetici Avon, che ha spinto all'insù i listini: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,33% e il Nasdaq lo 0,8%. L'effetto "traino", con l'eccezione di Milano che ha sì recuperato ma rimanendo sotto la parità, ha coinvolto l'intera Europa: Londra la migliore (+1,855); bene anche Parigi (+1,14%) e Francoforte (+1,58%).
Alla fine, in un simile contesto, sono passate in secondo piano due importanti aste di debito pubblico: la Francia, da una parte, ha collocato con successo 7,4 miliardi di titoli (a 3,6 e 12 mesi) con i rendimenti in leggerissimo rialzo; dall'altro, l'Olanda ha visto una buona domanda rispetto all'offerta di 2,14 miliardi di bond a breve. Anche qui comunque, è il leit motiv degli esperti, si guardano con maggiore interesse le prospettive di crescita, cui le scadenze lunghe sono più sensibili. I veri test, insomma, si avranno con le duration dai 5 anni in su.

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