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L’industria torna ai livelli pre-Covid Pd e M5S rilanciano sui licenziamenti

Cinque mesi di crescita consecutiva consentono all’indice della produzione industriale di tornare ai livelli precedenti la pandemia. Con il balzo dell’1,8%, segnato ad aprile, la produzione industriale italiana si riporta, dunque, al di sopra delle condizioni del febbraio 2020. Un segnale che le attività produttive e l’industria hanno ripreso a marciare nella direzione giusta, confermando le crescite dei mesi precedenti. Un quadro complessivo che spinge Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, a intervenire per evidenziare un duplice aspetto:«I dati economici stanno significando che il Paese è ripartito. La polemica sul blocco dei licenziamenti e la sua proroga credo che ormai abbia perso ogni fondamento». In realtà, sia il fronte politico sia quello sindacale sono impegnati in una corsa contro il tempo per cercare una mediazione sul blocco dei licenziamenti, evitando che il 30 giugno, dopo 15 mesi di cristallizzazione le grandi aziende riprendano a tagliare la forza lavoro.

La soluzione potrebbe arrivare dagli emendamenti al decreto Sostegni Bis, presentati in commissione Bilancio alla Camera. Tra le proposte di modifica figura quella del Pd, che punta a ulteriori 13 settimane di cassa Covid aggiuntiva, dal primo luglio a fine settembre, per le imprese in crisi. Il M5S propone, invece, di prorogare il blocco al primo settembre, mentre Leu prefigura un ulteriore stop ai licenziamenti fino al 31 ottobre. In attesa di una scelta definitiva, che dipenderà dalle mosse del premier Mario Draghi, la giornata di ieri resta contrassegnata dai dati certificati dell’Istat, che riassume così il balzo della produzione industriale: «Tutti i principali settori di attività registrano incrementi su base mensile, tra cui spicca quello osservato per i beni strumentali. In termini tendenziali, l’indice registra fortissimi incrementi per quasi tutti i settori,dovuti ai livelli produttivi particolarmente bassi dell’aprile dello scorso anno». Nel confronto su base annua le crescite spettacolari della produzione industriale di settori come, per esempio, industrie tessili e abbigliamento(+363,2%), fabbricazione di mezzi di trasporto(+327,3%), fabbricazione di articoli in gomma e plastiche(+149,3%), non devono fuorviare e sono spiegabili, appunto, «in ragione del dato eccezionalmente basso di aprile 2020», quando molte attività lavoravano a scarto ridotto o, addirittura, erano ferme a causa del lockdown. Tutti i principali settori di attività economica, ad esclusione della produzione di prodotti farmaceutici di base, che segna una flessione del 3,2%, registrano, del resto, aumenti su base tendenziale. Non a caso, l’indice della produzione industriale evidenzia ad aprile un +79,5% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

A settembre

Per i Cinquestelle il blocco va prorogato fino a settembre, per Leu fino a fine ottobre

Ciò che conta sono, soprattutto, i dati su cui si sofferma l’Istituto di statistica per indicare il cambio di rotta rispetto al 2020. «Nella media del periodo febbraio-aprile il livello della produzione cresce dell’1,9% rispetto ai tre mesi precedenti», ricorda l’Istat, che aggiunge: «L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie: variazioni positive caratterizzano i beni strumentali (+3,1%), l’energia (+2,4%), i beni intermedi (+1,1%) e i beni di consumo (+0,5%)».

Decreto sostegni bis

Tra le proposte di modifica il Pd punta a altre 13 settimane

di cassa Covid

Un elenco di progressioni che sembra rassicurare il fronte sindacale. «I dati sulla produzione industriale autorizzano a sperare che l’industria italiana abbia iniziato il percorso di ripresa. L’inversione del ciclo negativo pare strutturarsi con basi più solide», osservano il segretario confederale della Cgil, Emilio Miceli, e il coordinatore della Consulta della Confederazione, Fausto Durante.

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