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L’industria tedesca vede l’Italia fuori dall’euro

In Germania falchi euroscettici, economisti e ambienti delle industrie esportatrici accennano all’ipotesi che l’Italia possa uscire dall’euro. Lo scenario di un abbandono della moneta unica da parte della terza economia dell’Eurozona non viene escluso e anzi viene delineato con sempre maggiore convinzione da una parte delle istituzioni economiche e politiche tedesche. Anche se per adesso minoritarie. La nuova levata di scudi anti-italiana va in scena proprio mentre il commissario europeo Olli Rehn ammonisce nuovamente tutti i paesi membri dell’Eurozona che soprattutto in questo momento è vitale che nessun paese membro dell’Unione monetaria abbassi la guardia del rigore e del consolidamento. Ogni Paese dell’Eurozona è rilevante, anche Cipro, ha detto Rehn replicando al ministro delle Finanze tedesco Schaeuble secondo cui Cipro è di dimensioni trascurabili.
A Berlino, in vista delle elezioni politiche di settembre, la lobby euroscettica e nostalgica del marco si sta riorganizzando in corsa per fondare un nuovo partito, dal chiaro nome “Alternative fuer Deutschland”, Alternativa per la Germania.
La loro richiesta: ripensare l’euro come moneta “dura” dei soli Paesi forti, o abbandonarlo. Intanto, a Roma, Beppe Grillo propone un referendum online sulla permanenza o meno nella moneta unica. Ovviamente senza alcun valore istituzionale.
A sorpresa, l’ipotesi di un’uscita dell’Italia dall’euro è fatta propria, come strumento negoziale, dall’economista Paolo Savona. In dichiarazioni al settimanale
Focus, l’ex ministro dei governi che hanno portato il nostro paese nell’euro ha lanciato un allarme sulla situazione italiana, schiacciata da una politica basata esclusivamente sull’austerità e sul rigore contabile: «Se la politica europea non cambia – ha detto Savona – avremo di fronte a noi due possibilità. O un tasso di disoccupazione pari al 20 per cento della popolazione attiva, tenendoci l’euro, oppure rinunciando all’euro un tasso d’inflazione del 20 per cento ma con la speranza di una ripresa. Io preferirei la seconda variante. Soltanto la paura di un salto nel vuoto ci trattiene… un paese serio deve disporre di un Piano B di questo genere; altrimenti, la sua posizione negoziale diventa più debole».
Da qualche giorno, appoggiato da voci euroscettiche nel centrodestra della cancelliera Angela Merkel, parla a favore di Piani B per l’Italia Anton Boerner, cioè il presidente dell’Associazione degli esportatori tedeschi (Bga). «I Paesi del Nord — dice Boerner — dovrebbero riflettere a porte chiuse sugli scenari d’esecuzione, altrimenti gli italiani possono ricattarci con la minaccia di uscire dall’euro ». Il sessanta per cento degli elettori italiani, dice ancora Boerner, è contrario alla moneta unica nella sua forma attuale, bisogna rispettare gli elettori italiani e spiegare loro che non c’è alternativa alla disoccupazione. Boerner insiste nel chiedere a Berlino l’elaborazione d’un Piano B, con la previsione di un crollo dell’euro o di nuovi confini dell’eurozona, e si dice contrario ad aiuti all’Italia, «perché gli italiani sono più benestanti dei tedeschi».

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