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L’industria si ferma, mai così dal 2009

di Gabriele Dossena

MILANO — Avanti a passo di gambero. L'industria italiana arranca. I consumi franano. Compensa, per quel che può e che vale in un simile contesto, l'andamento delle vendite all'estero. Risultato: ordinativi e fatturato industriale a gennaio hanno segnato, rispettivamente, un calo del 5,6% e del 4,4%, nel confronto con un anno fa, riportandoci indietro di tre anni, agli stessi livelli di fine 2009.
Una notizia, a dire il vero, non del tutto inattesa. Che però adesso viene certificata dall'Istat, attraverso le periodiche rilevazioni mensili. E che comunque, come osservano gli analisti, risulta più ampia del previsto: a conferma che l'attività produttiva italiana resta ancora su livelli molto deboli. Come dire: dopo il calo della produzione, anche su questo fronte il 2012 parte in salita. Immediate le reazioni di sindacati e consumatori. La Cgil parla addirittura di «rischio sempre più reale di una disoccupazione di massa». Il Codacons sollecita il governo perché intervenga, in tempi rapidi, con un decreto «salva famiglie», per frenare il continuo crollo dei consumi.
La fotografia dell'Istat sull'andamento dei diversi settori non incoraggia grande ottimismo: dei 13 settori messi sotto la lente dall'istituto di statistica, nove mostrano segno negativo nel raffronto di fatturato anno su anno. Gli unici comparti che, nonostante tutto, sembrano tenere, sono quelli impegnati nella produzione di prodotti petroliferi raffinati (+15,8%), le industrie alimentari e delle bevande (+2,4%) e l'industria farmaceutica, con prodotti di base e preparati farmaceutici (+0,6%). Sul versante opposto, il calo maggiore è stato accusato dall'industria dei mezzi di trasporto (-14%), seguita, nell'ordine, da quella delle apparecchiature elettriche (-12,1%), della produzione di computer, apparecchiature elettroniche, ottiche, elettromedicali (-11,2%), della fabbricazione di prodotti in metallo (-10,7%), degli articoli in gomma e materie plastiche (-9,5%).
Neppure il cavallo di battaglia dell'export è riuscito a risollevare le sorti di ricavi e commesse, affossati da un mercato interno asfittico. L'Istat, infatti, per il fatturato ha rilevato, rispetto al gennaio 2011, una flessione del 7,1% all'interno dei confini nazionali, a fronte di un aumento sull'estero (+1,3%). Anche sul calo degli ordinativi ha pesato soprattutto la performance negativa del mercato interno (-7,6%), ben più consistente di quanto registrato sul fronte estero (-2,5%).
I dati dell'Istat allarmano i sindacati. La Uil guarda ai numeri su fatturato e ordini come una «conferma della recessione» e spiega il calo registrato dal mercato interno con «la caduta del potere d'acquisto delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati». Per il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, l'Italia è «un Paese precipitato in piena recessione. Per questo, afferma Scudiere, «chiediamo al governo di attivare rapidamente una strategia di politica industriale e per la crescita che inverta urgentemente la rotta». E sul fronte dei consumatori, il Codacons incalza il governo per il rilancio dei consumi, e torna a chiedere «di non aumentare l'Iva a ottobre e di lavorare per una seria riforma fiscale».
 

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