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L’industria riparte in Lombardia

Trend is my friend. Per una volta il gergo delle sale operative si può traslare nell’economia reale, dove i grafici, stavolta, invitano all’ottimismo.
Perché la crescita del 2,6% annua per la produzione industriale lombarda non è solo il miglior dato regionale da due anni e mezzo a questa parte ma rappresenta soprattutto il quarto trimestre consecutivo con il segno più. Un trend “amico” in costante accelerazione grazie soprattutto ai primi refoli di ripresa visibili nella domanda interna. Gli ordini nazionali, in crescita del 2,5%, per una volta non sfigurano troppo rispetto alle commesse internazionali (+3,7%) facendo ritrovare alle aziende spazi di mercato dimenticati da tempo.
E dopo un anno in lieve ma costante ripresa per la prima economia nazionale i segnali di recupero si trasferiscono anche sul mercato del lavoro. Nessuna ripresa per la verità, ma almeno il “pareggio” tra entrate e uscite dopo tre “rossi” consecutivi, con una quota di aziende in cassa integrazione che scende al di sotto del 20% per la prima volta da metà 2011.
Siderurgia, mezzi di trasporto, pelli e calzature trainano il recupero, che su base geografica vede la miglior performance a Varese e solo due province in rosso, Lodi e Monza-Brianza. In termini dimensionali, invece, i dati raccontano storie diverse: al crescere della stazza aziendale migliorano infatti mediamente le performance produttive, con una quota di fatturato estero che per i big oltre i 250 addetti raddoppia al 56,6% rispetto al dato delle realtà minori, meno brillanti anche per trend di ricavi, output e tasso di utilizzo degli impianti.
«È una crescita a due velocità – sottolinea il presidente di Confindustria Lombardia Alberto Ribolla – perché da un lato ci sono le piccole imprese ancora in forte difficoltà per la staticità del mercato interno e la minor capacità di sfruttare al meglio l’export; dall’altro esistono medie e grandi imprese che grazie all’innovazione registrano performance significative. Dobbiamo quindi cercare di far crescere questa manifattura d’avanguardia che può trascinare anche le Pmi e per farlo occorrono iniziative di politica industriale fortemente orientate all’innovazione e che promuovano lo sviluppo di comunità stabili, come i Cluster tecnologici». «Le piccole aziende – aggiunge l’assessore regionale alle attività produttive Mario Melazzini – sono indispensabili ma occorre spingere maggiormente su aggregazioni e sinergie; per quanto di nostra competenza vogliamo agire come facilitatori».
«Anche se i dati sono mediamente positivi – aggiunge il presidente di Unioncamere Lombardia Francesco Bettoni – siamo ancora lontani dai livelli produttivi pre-crisi. Dobbiamo quindi operare affinchè la ripresa possa consolidarsi ed estendere i suoi effetti sull’occupazione e sugli investimenti, presupposti necessari per garanzie sul medio e lungo periodo».
Pur se a velocità ridotta, il cambiamento di clima in Lombardia è però evidente: nel pieno della crisi a fine 2012, solo il 29% delle aziende dichiarava ricavi in crescita, quota oggi praticamente raddoppiata.

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