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L’industria recupera terreno

di Luca Orlando

«Dati buoni, ma la strada da fare è ancora lunga».
«Numeri del tutto insufficienti a creare lavoro». I commenti sulla produzione industriale di aprile, rispettivamente del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e del consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, fotografano una realtà che vede l'economia italiana avanzare a passo lento, con una produzione industriale in crescita dell'1% su base congiunturale e del 3,7% su base annua, ma ancora distante dai livelli pre-crisi. Il Centro Studi di Confindustria stima per maggio un dato ancora più risicato, con un aumento stimato dello 0,1%. Il recupero dell'attività – spiega il comunicato di Viale dell'Astronomia – è del 13,4% dai minimi della recessione, ma la distanza rispetto ai picchi pre-crisi è ancora pari al 16,2%.

L'Istat, ad aprile, registra una crescita tendenziale più sostenuta (3,7%), trainata in particolare dai beni strumentali e intermedi, mentre i beni di consumo sono positivi solo per la parte durevoli. La stagnazione della domanda interna si rispecchia nel dato di produzione dei beni di consumo non durevoli, in crescita su base annua di appena lo 0,2%.

Passando ai singoli settori, su base annua spicca la performance di macchinari e attrezzature (+14,4%), metallurgia (+7,9%) e articoli in gomma-plastica (si veda articolo a fianco, ndr) mentre tessile, chimica e computer realizzano ad aprile una performance negativa.

Positiva la lettura del dato Istat da parte del Governo. «La crescita della produzione industriale – afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi – indica una diffusa capacitá di reazione da parte delle imprese nella ricerca di nuovi modelli competitivi. L'Italia è nel pieno della trasformazione, costretta dalla competizione globale. Razionalizzazioni, cambiamenti negli assetti proprietari, fusioni, reti d'impresa si producono ogni giorno. A tutto questo dobbiamo garantire un pavimento stabile, una drastica riduzione dei vincoli regolatori e una graduale diminuzione del prelievo fiscale», prosegue il ministro.

Più cautela, invece, da parte delle imprese. Il leader di Confindustria Emma Marcegaglia evidenzia la «lunga strada ancora da fare per tornare ai livelli pre-crisi», osservando inoltre come la Germania sia già riuscita a tornare ai livelli pre-recessione. Guidalberto Guidi, numero uno di Anie, si sofferma sulla «dicotomia fra canale domestico ed estero: il mercato interno continua a mostrarsi poco reattivo, appesantito da vincoli alla crescita, bassi consumi e bassi investimenti, mentre oltreconfine la domanda è più tonica.

Prudenza anche nelle reazioni dei sindacati. «L'industria – spiega il segretario confederale Cisl Luigi Sbarra – si sta inserendo nella ripresa della domanda internazionale, anche se con difficoltà settoriali. Le regioni più industrializzate del Nord, stanno rispondendo in modo positivo alla sfida della ristrutturazione e del riposizionamento nei mercati, mentre al Sud la base industriale si sta indebolendo».

«Un balzo in avanti da prendere con le pinze – commenta il segretario confederale dell'Ugl, Cristina Ricci – perché il potere d'acquisto delle famiglie italiane non tiene il passo degli aumenti produttivi e perché ci sono importanti settori in controtendenza, come quello dell'auto».

 

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