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L’industria non si ferma i consumi di energia superiori a un anno fa

L’attività industriale non si ferma. Non solo non sembra non risentire delle difficoltà del secondo lockdown, ma pare andare ancora meglio di dodici mesi fa, quando non era ancora scattato l’allarme pandemia globale.
È quanto si può dedurre dai dati dei consumi elettrici in Italia, così come si leggono nel consueto report mensile da parte di Terna, la società a controllo pubblico che si occupa del dispacciamento dell’energia lungo tutta la Penisola.
Nel mese di novembre, i consumi elettrici complessivi sono rimasti praticamente invariati rispetto al mese precedente. E già questa, di per sé, sarebbe una notizia visto che, il mese scorso l’Italia è stata di fatto – chiusa una seconda volta in casa nel corso del 2020. Terna ha rilevato, fatti gli opportuni aggiustamenti del dato tenendo conto degli effetti di temperatura (in calo) e di calendario (ottobre ha un giorno in più), come a novembre la domanda di enegia sia rimasta inalterata (-0,3%) rispetto al mese precedente.
Ma il dato più significativo è un altro. Terna ha di recente elaborato un indice che prende in esame i consumi dei clienti industriali, scorporandoli dal dato complessivo di tutta Italia, che mette insieme domanda domestica e delle imprese.
Tenendo conto solo di quest’ultime si scopre che a novembre la variazione congiunturale è positiva rispetto a ottobre del 2,2%, a sua volta già in aumento rispetto a settembre. Questo comporta che le imprese hanno chiesto un quantitativo di elettricità maggiore, segno di una attività superiore. Una domanda che è arrivata da tutti i settori e in particolare da quelli energivori, nonostante – come si è detto – l’Italia sia stata messa in lockdown.
Ma c’è un altro numero che va sottolineato. L’aumento della domanda è superiore non solo rispetto all’ottobre scorso, ma lo è anche nei confronti del dato di dodici mesi fa: rispetto al novembre del 2019, infatti, la domanda di energia è cresciuta dell’1,1%. Anche il risultato complessivo non sembra quello di un Paese che si è fermato. Non del tutto, almeno: complessivamente, rispetto a un anno fa la domanda di energia elettrica italiana è calata solo dell’1,7%.
Tormando al dato più significativo delle attività industriali, è bene ricordare che l’indice messo a punto dai tecnici di Terna (denominato IMCEI) prende in esame i consumi di 530 “grandi” clienti, quelli che vengono definiti “energivori”, per le quantità di elettricità che consumano nei loro siti: ne fanno parte cementifici impianti siderurgici, della chimica e della meccanica, nonché trasporti, e le industrie alimentari, cartaria, ceramica, vetraria e metalli non ferrosi. In particolare, la maggiore domanda ha riguardato soprattutto i settori delle costruzioni (+4,6%), della meccanica (3,3%), mezzi di trasporto (3,2% e siderurgia (+1.1%). In calo invece i settori della raffinazione (-4,1%) e della chimica (-3,5%).
Per Terna il controllo della domanda da parte dei grandi clienti diventa quanto mai importante in vista della transizione energetica verso le rinnovabili, per monitorare eventuali picchi di richieste. Per questo deve continuare a rendere la rete più efficiente: come dimostra l’avvio dei lavori annunciato proprio ieri di un nuovo elettrodotto tra le province di Firenze e Bologna (170 milioni di investimento) che scavallando l’Appennino, «risolverà la congestione di rete in una delle aree più critiche del Paese».
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