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L’industria non riparte, giù gli ordini E anche in Germania è stagnazione

L’economia del Vecchio Continente fatica a tenere il passo. I dati forniti ieri dall’Istat evidenziano un calo degli ordini e del fatturato dell’industria nel mese di maggio. Il tonfo degli ordinativi è del 2,1% rispetto ad aprile, una frenata che arriva dopo la crescita registrata nei due mesi precedenti. Tanto che le commesse su base annua calano con un ribasso del 2,5%. La performance negativa dei mercati esteri (-4,5% degli ordini) e del mercato interno (-0,2%) si fa inevitabilmente sentire anche sui fatturati. I ricavi dell’industria scendono a maggio dell’1%, confermando la congiuntura negativa del mese precedente. A differenza degli ordinativi il dato su base annua resta in positivo, seppure dello 0,1%. 
La lettura degli statistici è che possa trattarsi di un cosiddetto rimbalzo tecnico dopo i dati positivi dei mesi scorsi. Certo è che la spia di allarme resta. Non a caso, il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, invita a mantenere «nervi saldi e pazienza» in attesa che le misure varate del governo entrino a regime. Resta che i dati «non fanno piacere, e c’è l’esigenza di andare avanti con le riforme strutturali». Il passaggio a vuoto dell’industria italiana fa il paio con quello, meno marcato, della Germania. Il rapporto mensile della Bundesbank (Banca Centrale) spiega che l’incertezza legata a fattori geopolitici sta pesando sul settore industriale. Il dato si riflette nella previsione che il Pil (prodotto interno lordo) nel secondo trimestre resti invariato rispetto a quanto segnato nei primi tre mesi dell’anno (+0,8%). Per la Bundesbank la crescita «ha perso notevolmente slancio» e il settore edile ha rallentato rispetto al buon andamento dei mesi invernali. La crisi tra Russia e Ucraina rappresenta un fattore di instabilità, che impatta sulla produzione industriale tedesca. Le previsioni della Bundesbank sulla stagnazione made in Germany hanno contribuito allo sbandamento delle borse europee. I principali listini hanno chiuso in ribasso, con Milano (-1,48%) maglia nera al fianco di Francoforte (-1,11%). Intanto a faticare è anche la produzione industriale francese. Nei giorni scorsi i dati sull’output di maggio hanno evidenziato un calo dell’1,7%, dopo l’aumento dello 0,3% di aprile. Su base annua la flessione è del 2,3%. La lettura è, insomma, peggiore delle attese che indicavano una crescita dello 0,2%. Vale ricordare che nei primi tre mesi dell’anno in Francia l’economia ha registrato una crescita nulla. Un trend diverso da quello del Regno Unito, paese dove il Pil sta tornando a crescere ai livelli pre crisi. L’ufficio nazionale di statistica venerdì fornirà i dati, le stime parlano di un balzo dello 0,8% nel secondo trimestre, ossia lo stesso aumento già segnato in occasione del primo trimestre.
In attesa che il resto dell’Eurozona si rimetta in marcia ieri a Roma il governo italiano ha aggiunto un tassello alle misure che dovrebbero contribuire al rilancio della crescita. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha sottoscritto un protocollo per accelerare il pagamento dei debiti della P.a. Nell’operazione sono coinvolti un lungo elenco di soggetti che il ministro ha ringraziato, spiegando di ritenerli ciascuno «una maglia che concorre a comporre la catena» per il pagamento, entro il 2014, di circa 60 miliardi di debiti scaduti. Al tavolo, che prevede «l’indispensabile coinvolgimento da parte di tutti gli attori», si è illustrato il protocollo siglato dai rappresentanti di regioni, province, Anci, Confindustria, Abi, Cassa depositi e prestiti, e ordini professionali con l’obiettivo di onorare i debiti delle amministrazioni pubbliche. Tra le novità è prevista una nuova piattaforma per la certificazione dei crediti, che potranno essere ceduti alle banche con la garanzia dello Stato (il costo massimo sarà dell’1,9% e dell’1,6% oltre i 50 mila euro).

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