Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’industria del bello cresce a Est

Pasta, vino, mocassini, cravatte, divani, collane e occhiali da sole «go east». Verso Cina, Emirati, (per ora un po’ meno) Russia, e ancora in Arabia Saudia e Malesia. Le esportazioni italiane dei prodotti cosiddetti «Belli e Ben Fatti (BBF)», nei 30 principali nuovi mercati, raggiungeranno i 16 miliardi di euro nel 2020, dagli 11 miliardi del 2014. In pratica, cinque miliardi di euro in più in sei anni pari a un balzo del 45% (+27% rispetto ai mercati maturi).
La Russia rimarrà il principale mercato emergente per le imprese italiane (3,5 miliardi nel 2020), anche se l’export complessivo, dal cibo alla meccanica, solo nel 2014, tra rublo debole e crisi ucraina ha perso quasi 2 miliardi. Ma saranno gli Emirati arabi il nostro secondo mercato (3,3 miliardi nel 2020) e registreranno il più forte incremento dell’import dall’Italia(+1,3 miliardi di euro). Al terzo posto la Cina (2,2 miliardi di import nel 2020), con un aumento molto consistente delle importazioni di “Made in Italy”(+0,7 miliardi).
Più prudenziali rispetto a un anno fa le stime della 6° edizione della ricerca “Esportare la dolce vita”, presentata ieri in Expo da Centro Studi Confindustria e Prometeia sulle potenzialità del Made in Italy di consumo di gamma medio-alta (food, fashion, calzature, arredo, oreficeria e occhialeria) nei mercati emergenti dal 2015 al 2020.
I settori in dettaglio
Nel 2020 le importazioni di alimentare BBF italiano dei 30 nuovi mercati arriveranno a 2,5 miliardi di euro, (+554 milioni sul 2014). Flussi commerciali, nel comparto, ancora molto condizionati dalla distanza geografica, tanto che la Polonia assorbirà un import pari a quello di tutta l’America Latina (oltre 300 milioni). Ma la crescita maggiore si avrà in Cina, Polonia e Russia.
Sul fronte dell’arredo le importazioni dall’Italia saliranno fino a 3,3 miliardi di euro (dai 2,1 del 2014): in testa, Cina ed Emirati. Tra 5 anni, i nuovi mercati peseranno per un terzo delle vendite di design italiano all’estero. Per l’abbigliamento, invece, il mercato emergente aumenterà fino a 3,7 miliardi nel 2020 (dai 2,7 del 2014), con il 29% della domanda incrementale proveniente dalla Russia e il 20% dalla Cina, cui si affiancheranno, in ordine di rilevanza, Emirati, Polonia e Turchia.
Difficili, invece, le stime sulle vendite di calzature italiane. Negli stessi mercati, toccheranno nel 2020 a 2 miliardi, con un aumento di 684 milioni rispetto al 2014. Ma qui si apre l’incognita Russia, che se sul lungo periodo resterà il principale mercato di sbocco, nel 2014 ha fatto registrare -20% di paia vendute e -22% in valore rispetto al 2013.
Il 40% delle nuova domanda di occhialeria (858 milioni nel 2020 dai 534 attuali), arriverà da Cina, Brasile ed Emirati. Mentre l’oreficeria, destinata a toccare i 3,7 miliardi nel 2020 (dall’1,4 odierno) è fortemente condizionata dall’hub di Dubai. Primo cliente, gli Emirati, Poi, la Cina.
Vendere in Cina
Nel 2013 l’Italia è diventata il primo fornitore internazionale di BBF in Cina. Secondo l’indagine svolta, in collaborazione con l’Ice ad aprile 2015, tra distributori e buyers locali, la domanda di prodotti italiani è potenzialmente molto superiore alle importazioni. Piacciono ampiezza di gamma, qualità, design, stile e artigianalità. Anche se il prezzo non sempre conviene (causa dazi e barriere non tariffarie per i quali il Paese è tra quelli in cima alla lista dei più problematici). Ma, da parte delle imprese italiane , mancano ancora investimenti in promozione del brand, stima dei tempi di consegna e assistenza post-vendita. E soprattutto l’uso dell’e-commerce, che è oggi oltre il 10% degli acquisti, pari a 340 m iliardi di euro. Elettronica, moda, ma anche cibi e design. «Web e globalizzazione sono per noi opportunità essenziali – ha detto Licia Mattioli, presidente del Comitato Investitori esteri di Confindustria –. Ma proprio per questo chiediamo alle istituzioni, e all’Europa, un impegno più forte e coordinato nella lotta alla contraffazione».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nonostante la pandemia tante aziende hanno deciso o subìto il lancio di un’Opa che le porterà a ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Peugeot-Citroën ha annunciato di aver parzialmente rimarginato le ferite della prima parte dell’a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Meno macchine, meno motori termici, e un ritorno al futuro nei modelli. Ecco la ricetta del nuovo am...

Oggi sulla stampa