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L’India vuole l’acciaio ArcelorMittal mira all’Ilva e Jsw punta a Piombino

L’india mette le mani sull’acciaio italiano. Jsw ha presentato ieri un’offerta per l’assett principale della Lucchini a Piombino mentre Ancelor Mittal sta stringendo per l’acquisizione dell’Ilva di Taranto: i vertici hanno visitato, su invito del nostro governo, per due volte il siderurgico pugliese ed è in corso una due diligence . Non a caso si era parlato anche di un interessamento di Mittal per Piombino, ma all’ultimo momento il colosso franco-indiano ha deciso di non presentare l’offerta comunicando però al notaio di essere «disponibile ad acquistare alcuni macchinari in un secondo momento».

Ieri sono state 5 le offerte vincolanti presentate per i diversi asset della Lucchini. In pole position c’è appunto Jindal South West. Il colosso dell’acciaio Jsw, di cui è presidente Sajjan Jindal che nei giorni scorsi aveva incontrato anche il premier Renzi, vuole i laminatoi di Piombino con i servizi accessori, ma anche il complesso Vertek e il 69,27% delle Gsi. Limitate a parti più piccole le altre offerte: Duferco Italia e Feralpi Siderurgica puntano al laminatoio di Lecco; le Acciaierie Venete alla partecipazione del 69,27% della Gsi Lucchini così come la Steel Mont Limited e la Elti alla sola Vertek Piombino. Ora toccherà al commissario Pietro Nardi esaminare le offerte e presentare le carte al ministero dello Sviluppo economico che avrà 30 giorni per esprimersi. Dal sindaco, Massimo Giuliano, ai sindacati le reazio- ni alle offerte, e in particolare a quella di Jsw, sono più che positive.
A Taranto invece guardano con timore a Mittal. «Non decideremo in pochi giorni» hanno detto gli indiani al commissario, Pietro Gnudi, ma i sindacati non nascondono alcuni timori. Primo tra tutti «i paletti fissati dalle Autorithy della concorrenza: per evitare di superare il 60% della produzione nel mondo, Mittal se acquistasse Ilva potrebbe ridimensionare lo stabilimento». In Puglia invece tutti si augurano che il processo di ambientalizzazione e di messa in sicurezza degli impianti non pregiudichi l’attività dell’impianto. Il prestito ponte assicurato con il decreto legge dal governo Renzi ha consentito a Gnudi di pagare oggi gli stipendi e di dare un po’ di ossigeno alle aziende dell’indotto. Mittal potrebbe non intervenire da solo ma magari in tandem con un’azienda italiana: si era parlato di Marcegaglia per la trasformazione del prodotto. «Taranto rischia il fallimento – avverte Antonio Gozzi di Federacciai – Come a Piombino se arriva l’indiano, benedetto l’indiano. Certo non bisogna cedere a un ridimensionamento, né dimenticare di interpellare i Riva».
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