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L’India indaga: bloccati i pagamenti

Lo scandalo che ha travolto i vertici di Finmeccanica e della sua controllata AgustaWestland sembra destinato ad avere ripercussioni che vanno ben al di là dei destini giudiziari dei top manager coinvolti, per toccare il futuro stesso di due delle aziende leader del settore italiano della difesa. La conferma di quella che fino a due giorni fa non era che una semplice paura è venuta ieri da New Delhi dove, secondo due diverse fonti, il ministero della Difesa avrebbe deciso di bloccare il contratto da circa 750 milioni di dollari siglato nel 2010 con AgustaWestland per la fornitura di 12 elicotteri AW101 destinati a essere impiegati per il trasporto delle più alte cariche dello Stato indiano. Si tratta della commessa per ottenere la quale, secondo la procura di Busto Arsizio, il gruppo italiano avrebbe versato una tangente da 51 milioni di dollari tramite due mediatori all’ex capo dell’Indian Air Force, Shashi Tyagi. Secondo le fonti del ministero della Difesa il governo indiano non sarebbe intenzionato a farsi consegnare i nove elicotteri non ancora in suo possesso, né a pagare il saldo dovuto ad AgustaWestland fino a che il Central Bureau of Investigation, ovvero la principale agenzia investigativa federale indiana, non avrà concluso le sue indagini sulla vicenda al centro del clamoroso caso giudiziario scoppiato martedì in Italia. Secondo quanto riportato da un canale televisivo all news indiano lo stesso ministro della Difesa A.K. Antony avrebbe confermato il congelamento della commessa e dei pagamenti. Interpellate dall’Ansa altre fonti interne al ministero non hanno voluto né confermare né smentire il fatto che il governo abbia già preso provvedimenti.
Una eventuale decisione da parte del governo indiano di inserire il gruppo Finmeccanica nella sua blacklist di aziende con cui non fare affari (provvedimento già preso in passato con sei diverse società tra cui la tedesca Rheinmetall Air Defence) potrebbe avere conseguenze pesanti per la società partecipata al 32% dallo Stato italiano. Oggi l’India rappresenta per Finmeccanica il primo mercato “non domestico”, ovvero il più importante a livello mondiale dopo quelli di Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna, tutti Paesi dove hanno la propria sede una o più società del gruppo. Non solo. Il budget per la difesa indiano cresce da anni a ritmi elevatissimi, oggi è il settimo più ingente del pianeta ed è sempre più diversificato rispetto ai fornitori storici di New Delhi, l’Unione Sovietica prima e la Russia poi. Un’apertura al resto del mondo della quale l’Italia è, assieme a Stati Uniti, Israele e Francia uno dei paesi che ha tratto maggior beneficio.
Almeno fino a ieri. Con l’improvviso irrigidimento del governo verso il gruppo Finmeccanica ora almeno due partite indiane della partecipata Alenia Aeronautica si annunciano decisamente in salita. La prima riguarda una gara da circa un miliardo di euro per fornire all’esercito di New Delhi 56 medium transport aircraft alla quale la società italiana intende partecipare con il suo C27J. La seconda riguarda l’Indian Coast Guard, la Guardia costiera, che è attualmente alla ricerca di un fornitore per un velivolo da pattugliamento marino di medio raggio. In questo caso Alenia è intenzionata a proporre il suo Atr72 Marine Patrol. Senza contare che AgustaWestland entro fine anno conta di ultimare lo stabilimento di Hyderabad, nello Stato indiano dell’Andhra Pradesh, dove produrre in joint venture con il gruppo Tata il suo Aw119Ke.
Per comprendere perché la reazione del governo indiano sia stata così veemente bisogna tenere in considerazione almeno due fattori. Il primo riguarda il governo in carica che negli ultimi anni è stato più di una volta a un passo dal venir travolto da una serie di scandali di corruzione che, se da una parte hanno ribadito la solidità dei più infamanti luoghi comuni sul ceto politico indiano, dall’altra hanno suscitato un livello di indignazione presso l’opinione pubblica che non ha precedenti nella storia del Paese. Il secondo riguarda direttamente il partito intorno al quale è costruita la coalizione di governo, ovvero il Congress Party, e la sua figura di maggior spicco, Sonia Gandhi. Il fatto che la leader carismatica del Congress sia italiana di nascita complicherebbe già abbastanza le cose. Ma il fatto che negli anni 80 l’India sia stata scossa da un altro scandalo legato alle forniture della Difesa (il caso Bofors) e che al centro di quella vicenda ci fosse proprio un mediatore italiano molto vicino alla famiglia Gandhi, Ottavio Quattrocchi, rende l’affaire Finmeccanica, politicamente parlando, dinamite pura in India almeno quanto in Italia.

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