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L’India blocca gli elicotteri dell’inchiesta Finmeccanica

BUSTO ARSIZIO (Varese) — Appena varcato il cancello del supercarcere di Busto, lo stesso che da qualche settimana ospita Fabrizio Corona e che una relazione ministeriale definisce tra i più sovraffollati d’Italia, Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica, ha chiarito tre cose: «Ditemi quali sono le regole qua dentro, non concedetemi nessun privilegio, trattatemi esattamente come gli altri detenuti». Uno dei manager che rappresenta il lavoro e l’economia italiana nel mondo, da martedì è in una cella della sezione «comune» del carcere, assieme ad altri tre detenuti e ieri ha ricevuto la visita del suo avvocato Ennio Amodio per preparare il primo interrogatorio in calendario domani. Orsi, arrestato per corruzione internazionale, ha detto di voler rispondere alle domande del magistrato e attraverso il suo difensore fa sapere: «Ho agito solo nell’interesse delle aziende del gruppo». Se ci siano messaggi nascosti in questa frase o se sia solo la difesa di un uomo d’affari gettato in uno dei mercati più spietati del pianeta lo si saprà presto.
Il caso Finmeccanica da ieri fa i conti con una novità: il governo indiano (ai cui funzionari e alti ufficiali era in parte destinata la «cresta» di 51 milioni di euro su un appalto da 560) ha deciso di congelare il contratto che prevedeva la fornitura di 12 elicotteri da parte di Agusta Westland, azienda del gruppo presieduto da Orsi. «Finmeccanica potrebbe finire sulla nostra “black list” e la commessa annullata» ha detto il ministro della Difesa di Nuova Delhi, A.K. Anthony. Tutto dipenderà dall’esito di un’inchiesta, analoga a quella della Procura di Busto Arsizio, avviata dalla magistratura indiana.
Il procuratore bustese Eugenio Fusco ha indubbiamente segnato un punto importante a suo favore da quando Guido Haschke, il mediatore nella trattativa con gli indiani, ha confessato di aver versato tangenti. «Però da lui ci aspettavamo dicesse qualcosa di più…» fa sapere una incontentabile fonte investigativa; l’allusione è al fatto che Haschke non ha chiarito se parte dei soldi siano finiti anche alla Lega Nord, come alcuni testimoni, pur riferendo illazioni di seconda mano, hanno lasciato intendere. Depositario di tale segreto, ammesso che sia tale, è comunque Giuseppe Orsi, che fu collocato al vertice di Finmeccanica proprio in seguito alle insistenze del Carroccio. Del personaggio, in questo scorcio dell’inchiesta emergono aspetti contradditori.
L’uomo che secondo l’accusa non esita a versare tangenti milionarie, che alza il telefono per chiamare il presidente di Confindustria perché faccia pressioni sui giornali vive a Sesto Calende, nel Varesotto, all’ultimo piano di una palazzina assediata dal traffico della statale del Sempione: una sistemazione dignitosa, ma non quella dove ci si aspetta di trovare un capitano d’industria internazionale. Il manager che tratta con ministri, politici, generali, banchieri quando deve mostrare riconoscenza offre — come rivela la telefonata con l’ex ministro Roberto Maroni, suo principale sponsor politico — qualche giorno di vacanza in montagna a Corvara. Che è una rilassante località della Val Badia ma non certo un palcoscenico del jet set paragonabile a St. Moritz o Cortina. E adesso che è dietro le sbarre, divide pochi metri quadrati con altri detenuti comuni, senza reclamare benefici ad personam.

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