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L’Indesit cerca un partner estero e guarda all’americana Whirpool

MILANO — La decisione era nell’aria da mesi, tant’è che a fine estate la famiglia Merloni aveva nominato Goldman Sachs come suo advisor. Ma solo giorni fa il cda di Indesit Company ha preso atto che, pur continuando a perseguire un piano di crescita per linee interne, è opportuno esplorare anche l’ipotesi di convolare a nozze con un partner estero. Spiace solo che la scelta è maturata proprio ora che sta per chiudersi una delicata trattativa sindacale, che comporterà importanti sacrifici in Italia. «In vista di un’ipotetica alleanza – si augura Andrea Cocco della Fim – Indesit mantenga impianti e posti di lavoro in Italia». In passato l’azienda è stata corteggiata da tutti i rivali esteri, perché ha il pregio di non avere debiti ed essere leader in Europa. Ma se il Vecchio Continente rallenta, e la terza generazione della famiglia Merloni è divisa, nessun ipotesi può essere esclusa. Tra queste la combinazione preferita parrebbe quella di un matrimonio con l’americana Whirpool, perché farebbe della famiglia Merloni il primo azionista di un colosso forte in Usa e in Europa. Difficile invece un’integrazione con General Electric, che solo tre anni fa voleva disinvestire dagli elettrodomestici, piuttosto che con la svedese Electrolux (ci sarebbero tante sinergie quante sovrapposizioni). Ma prima di valutare qualunque ipotesi di fusione, Indesit dovrà tornare a crescere per poter negoziare partendo da una posizione di forza.
Lo scorso marzo, proprio i litigi intestini alla famiglia, avevano portato Andrea Merloni a rinunciare alla presidenza, carica che per la prima volta era stata assunta da un manager esterno, l’ad Marco Milani. Il figlio designato al timone da Vittorio Merloni avrebbe voluto guidare Indesit verso nuove acquisizioni, invece di consegnarla in mani straniere. Già nel 2011 Andrea aveva negoziato l’acquisto della tedesca Braun, ma una parte della sua famiglia in cda aveva bocciato l’operazione, così il marchio era finito in mano alla rivale De’ Longhi. Non potendo crescere per linee esterne e di fronte ai contrasti familiari, Andrea non ha voluto essere il Merloni che firmerà l’accordo con cui la Indesit rischia di trasformarsi nella costola di un colosso straniero. Milani, che con Vittorio ai vertici aveva gestito l’integrazione della russa Stinol e dell’inglese Gda, e con Andrea al timone aveva studiato un paio di operazioni mai realizzate, dovrà quindi lavorare per far emergere tutto il valore che c’è nel gruppo (ieri +13,6%). A questo proposito fonti vicine a Indesit fanno notare come in primavera, insieme a un taglio dello stipendio, Milani aveva proposto alle prime linee di aumentare la componente degli emolumenti legata alla performance del titolo. Un modo per tenere insieme la squadra in un momento difficile, ma anche un espediente con cui motivare i manager nel caso di operazioni straordinarie, come quella di matrimonio con un partner estero.

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