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L’indebitamento non è elusivo

L’operazione finanziaria di merger leveraged buy out (Mlbo) non configura un abuso del diritto. L’acquisto di partecipazioni con l’ indebitamento garantito dai beni della stessa società comprata è espressamente previsto dal legislatore (articolo 2501-bis del Codice civile). Di conseguenza l’amministrazione finanziaria non può contestarne l’intento elusivo laddove sussistano valide ragioni economiche e imprenditoriali volte a giustificarla. Lo precisa la sentenza 96/65/2013 della Ctr Lombardia, sezione staccata di Brescia.
La pronuncia trae origine da un avviso di liquidazione per imposte di registro, ipotecaria e catastale emesso dall’ufficio delle Entrate a seguito dell’acquisizione dell’intera partecipazione di un’altra società (poi “inglobata”), che era proprietaria di terreni agricoli, mediante il finanziamento garantito con il patrimonio della compagine incorporata.
Il Fisco ha ritenuto che si trattasse di una cessione d’azienda effettuata tramite una pluralità di atti consequenziali in luogo di una cessione diretta dei terreni al fine di ottenere un indebito risparmio di imposta. Pertanto, l’ufficio ha invocato l’articolo 20 del Dpr 131/1986 secondo cui sono inopponibili all’amministrazione finanziaria tutti gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e a ottenere vantaggi fiscali (riduzioni di imposte o rimborsi non dovuti).
La cessione diretta dei terreni agricoli in luogo del Mlbo avrebbe, infatti, comportato il pagamento dell’imposta di registro in misura proporzionale e, dunque, maggiore rispetto alla cessione d’azienda (tra l’altro, nel caso specifico neanche registrata). Ragion per cui l’operazione è stata ritenuta elusiva.
La Commissione di primo grado ha respinto il ricorso. Così la contribuente ha presentato appello che è stato accolto. Secondo i giudici di secondo grado – contrariamente a quanto deciso dalla Cassazione (tra tutte, la sentenza 20029/2010) – l’ufficio non ha dato prova della strumentale manipolazione e alterazione dello schema negoziale di merger leveraged buy out previsto dall’articolo 2501 del Codice civile. Al contempo, invece, la società ha dimostrato l’esistenza di valide ragioni economiche, oltre che imprenditoriali, che hanno giustificato l’operazione. Infatti, attraverso prove documentali è stata dimostrata la convenienza dell’operazione di fatto finanziata con lo stesso patrimonio della società incorporata e, stante il trasferimento di fondi agricoli, il contestuale superamento, tra l’altro, di ogni possibile rivendicazione del diritto di prelazione agraria da parte di soggetti terzi.
Sempre in tema di Mlbo, la sentenza 57/16/2013 della Ctp Milano (relatore Chiametti) ha precisato che non si ravvisa alcun abuso del diritto e, dunque, alcun tentativo di elusione, laddove tale operazione sia stata compiuta nel pieno rispetto dell’articolo 2501-bis del Codice civile. In particolare, secondo i giudici milanesi l’operazione risulta lecita laddove il contribuente abbia adempiuto a tutti gli obblighi previsti dal legislatore, mediante – tra l’altro – la redazione dell’atto di progetto di fusione, la relazione dell’organo amministrativo e la relazione degli esperti che attesta la ragionevolezza della stessa operazione. Per la Ctp di Milano, infatti, soltanto una norma specifica ad hoc (che ad oggi non esiste) potrebbe vietare il vantaggio fiscale derivante dalla deducibilità degli interessi passivi sul finanziamento contratto per l’acquisizione della società target.

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